venerdì 12 settembre 2014

Il grande Silenziatore


E' giovedì pomeriggio e sto aspettando la metropolitana alla fermata Duomo.
C'è un incontro molto interessante al British Council: io ed una mia collega siamo d'accordo di trovarci lì.
Sono seduta vicino ad un ragazzo che ha lo sguardo fisso sul suo smartphone.
A volte sorride, altre volte ha l'aria un pò più cupa, ma per la maggior parte del tempo non ha proprio nessun tipo di espressione.
Mi cade l'occhio sulle altre persone in attesa.
Comincio a contare: 1,2,3,4,5,6,7,8 persone che squadrano il loro smartphone con aria instupidita.
Osservo i pochi che non stanno incollati al telefono: ...sono proprio pochi...
Qualcuno segue le news e le pubblicità sul monitor che c'è ormai in tutte le fermate della metropolitana milanese, pochi leggono, ancora meno persone chiacchierano tra di loro.
Faccio un rapido calcolo: a grandi linee una persona su tre è completamente assorbita dal suo smartphone.

Io non ho uno smartphone e credo che non me lo comprerò mai, ma ciò non significa che io viva "disconnessa".
Scrivo sul mio blog, leggo le news, uso le emails, cerco materiale e video su Internet, ascolto musica...
Poi, quando ho finito le mie ricerche, SPENGO IL COMPUTER.

Dello smartphone mi fa paura la dipendenza, il fatto di avere sempre a portata di mano qualsiasi cosa tu voglia o tu cerchi.
Mi fa paura l'invadenza spietata di questo aggeggio, che per molte persone (sempre di più!) sta diventando una parte del corpo, un'estensione della mano, un tamagochi del terzo millennio.

Mi spiace, dite quello che volete, ma io non ci sto.
Quando ho bisogno di informazioni o semplicemente voglio un pò "cazzeggiare" non esito certo ad accendere il computer, ma l'idea di dipendere da un affare sempre acceso e sempre petulante non mi va davvero.
Forse un giorno dovrò rimangiarmi tutto; forse un giorno esisteranno solo gli iphone e dovrò capitolare, ma finchè ce la faccio resisto ad oltranza.
Quelle facce vuote ed inespressive viste ieri mi fanno un pò paura e per il momento non ho nessuna intenzione di far parte di quella "tribu'".



-Guarda cara! Ho appena comprato un nuovo iphone!-
 - Che coincidenza! Ho appena trovato un nuovo ragazzo!-
...................................-Hai detto qualcosa?-


Altri miei post sullo stesso tema o tematiche similari:

- La Privacy è ancora un Valore? - 26 Maggio 2012
- Il Sonno della Ragione? - 8 Febbraio 2014
- La Ponografia nello Zaino di Scuola- 23 Marzo 2014

sabato 6 settembre 2014

Un solenne Giuramento


Altri, poichè non hai mantenuto
il tuo solenne giuramento, sono stati i miei amici;
Eppure 
ogni volta che guardo in faccia la morte,
O salgo fino alle vette del sonno,
O quando sono più eccitato dal vino,

Di colpo incontro il tuo viso.

- William Butler Yeats -






martedì 2 settembre 2014

Formidable!

Cosa mi piace di più di Stromae?
Il fatto che sia se stesso e che non imiti nessun altro.
Mi piace la sua faccia, così diversa da quelle che sono ritenute "cool": non è un personaggio costruito come Justin Bieber o Justin Timberlake, non è il "figo" di turno, non fa niente per rendersi più bello, più accettabile, più omologabile.
E poi è, senza ombra di dubbio, bravissimo.
La sua musica, pur attingendo a piene mani al mondo della musica che oggi viene ascoltata dai giovani, è originale e piacevole, i suoi testi, pur non essendo profondissimi, fanno riflettere, i suoi video sono strepitosi ed originalissimi.
E poi finalmente qualcuno che ha successo e non canta in inglese!
Lo so, lo so, insegno inglese, dovrei avere una venerazione per la lingua di Shakespeare e Dickens ed in effetti un pò ce l'ho, ma non sopporto più questo mondo che parla solo inglese!

Volete farvi un'idea del personaggio e divertirvi un pò?
Guardate questo video e capirete la sua personalità, assolutamente non convenzionale, divertente e  originalissima.



Molti di noi l'hanno visto e ascoltato per la prima volta allo scorso Festival di Sanremo, dove si è esisibito nel suo famosissimo pezzo "Formidable".
Nel video di questa canzone Stromae si trova in pieno centro a Bruxelles e  si finge ubriaco fradicio; è interessante vedere le reazioni della gente, che ovviamente lo conosce e si stupisce di questo suo stato.
La canzone parla di solitudine e tristezza; forse fingersi ubriaco serviva a sottolineare questo stato d'animo o far capire alla gente che anche un cantante famoso in fondo è come tutti gli altri, con le sue depressioni e le sue dipendenze.




Stromae, pseudonimo di Paul Van Haver, è un cantante belga originario del Ruanda da parte di padre .
La sua produzione musicale è caratterizzata da uno stile che accosta l'hip hop ed il soul alla musica elettronica.
Nella vita di Stromae c'è un grande buco nero ed è la mancanza del padre,ucciso nel 1994 durante il genocidio in Ruanda.
Ecco come ne parla:

“Ho visto solo una dozzina di volte mio padre, praticamente non l’ho mai conosciuto. Ci ha lasciati quando ero piccolo ed è morto nel genocidio ruandese. Mia madre è una donna molto coraggiosa: ha cresciuto da sola cinque figli”.

Probabilmente è proprio questa esperienza personale che lo ha influenzato nel video "Papaoutai" :
Nel video viene mostrato un bambino che cerca di interagire con il padre (interpretato da Stromae) che siede su una poltrona con un'espressione che ricorda quella di un manichino, mentre gli altri bambini danzano insieme ai propri padri.
Nel finale il bambino si siede a fianco del padre assumendo la stessa rigida posizione.
Come detto sopra , può darsi che il cantante si riferisca alla propria personale esperienza, ma può anche darsi che voglia riferirsi alle difficoltà di relazione tra i padri ed i figli in generale.
Il video ha ricevuto oltre 180 milioni di visualizzazioni!



sabato 30 agosto 2014

La Traversata dell'Oasi


Ibernati, incoscienti, inesistenti
proveniamo da infiniti deserti.

Fra poco altri infiniti ci apriranno
ali voraci per l’eternità.

Ma qui ora c’è l’oasi, 
catena di delizie e tormenti. 
Le stagioni colorate ci avvolgono,
le mani amate ci accarezzano.

Un punto infinitesimo nel vortice
che cieco ci avviluppa. 
C’è la musica
(altrove sconosciuta)
c’è il miracolo
della rosa che sboccia 

e c’è il mio cuore. 

- Maria Luisa Spaziani - 




 

giovedì 28 agosto 2014

Isole Britanniche


Davanti alle scogliere d'Irlanda
ho spesso percepito
l'alito dell'infinito

Sugli scogli crudeli di Scozia
sbatte perenne
un'onda di rabbia
e nel cielo invernale
si sente a tratti l'eco lontano
di un dio semiumano
che sparì dopo averci donato
la potenza di un tramonto infuocato
che si specchia al calar della sera
dentro i flutti di un'altra bufera
il cui vento ti alza le mani
e ti fa volare con i gabbiani

- Luciana Figini ( 31/10/2009 )



Sì, viaggiare!

La scorsa settimana siamo arrivati in Stazione Centrale a Milano, dopo un confortevolissimo viaggio Roma-Milano in business class.
Al sabato paghi un biglietto e ne prendi due, così abbiamo approfittato dell'offerta.
La Stazione di Milano oggi è moderna e attrezzata, pulita e piena di negozi ( un pò troppi negozi! ).
Il contrasto tra la sua struttura di origine fascista ed il suo interno modernissimo è davvero stupendo: penso che la ristrutturazione di questo edificio sia una delle cose più riuscite di Milano.
Ricordo che un nostro amico straniero, arrivato in Italia in treno, era rimasto colpito dalla bellezza di questo contrasto.



Inevitabile, per quelli della mia età, ripensare a com'era la Stazione Centrale una volta e fare dei confronti.
Per me questo luogo ha sempre avuto un significato simbolico: i miei primi viaggi con lo zaino sulle spalle o con un valigione senza rotelle li ho fatti, da sola o in compagnia, partendo da questa stazione.
All'epoca viaggiare significava proprio questo; bagagli pesanti, treni sempre in ritardo, Milano-Roma in dieci ore, una notte intera per arrivare in sud Italia o in Germania, vagoni sovraffollati e puzzolenti e lei, la Stazione Centrale,che scrivo in maiuscolo quasi per reverenza, sporca, disorganizzata e non proprio un posticino raccomandabile, vista l'alta percentuale di senzatetto, ladruncoli, tossici e varie altre razze umane.



Ricordi si affollano alla mente, uno dopo l'altro.
La parola " libertà " aveva senso quando arrivavo qui, qualunque fosse la mia meta.
Il viaggio, quello vero, con tutti i suoi momenti positivi e negativi, iniziava proprio alla "Centrale".
Un aneddoto:

- Agosto 1976:
Zaino acquistato alla fiera di Senigallia, meta Trebisacce, in Calabria.
Ci incontriamo alla Stazione Centrale: siamo tutti esaltati e non vediamo l'ora di partire.
Molti di noi hanno appena fatto la maturità e questo è il primo viaggio in compagnia degli amici.
Ci posizioniamo sul binario dove arriverà il treno per il sud, dopo avere fatto una coda infinita alla biglietteria ( altro che " booking on line " ! ).
Siamo davvero fuori di noi dalla contentezza: c'è un amico che ha portato la chitarra.
Senza problemi ci sediamo per terra e cominciamo a cantare insieme le solite canzoni di Guccini e degli Intillimani. A me piacerebbe ogni tanto anche una canzone un  pò più pop, che so Stevie Wonder o Jackson 5, ma il chitarrista ha un repertorio piuttosto limitato - al massimo si può chiedere Claudio Lolli o Ivan della Mea ( sai che sballo! ).
Ad un certo punto vediamo arrivare di corsa una marea di gente, con borse e valigie di tutti i tipi, che si precipita verso il treno in arrivo: non capiamo e continuiamo a strimpellare "La Locomotiva".
Strano, siamo rimasti soli sul binario; va beh, il treno sta arrivando.
Immaginatevi le nostre facce, quando scopriamo che la massa di persone di prima ha preso d'assalto il treno ben prima che si fermasse ( allora gli sportelli si aprivano a mano ) ed ha occupato già tutte le carrozze!
Mentre c'è un gran vociare in tutti i dialetti meridionali possibili e gente letteralmente lancia valigie e bambini attraverso i finestrini del treno, noi rimaniamo paralizzati a terra, senza sapere che fare.
Era un treno per il sud, quindi era stato preso d'assalto dagli immigrati meridionali che tornavano a casa per le vacanze.
Risultato: un viaggio di quasi 13 ore per la Calabria ammassati nel corridoio, tra zaini e sacchi e pelo, con appena lo spazio sufficiente per respirare.
Disperati? Affranti? Per niente; solo divertiti dalla nostra stupidità e morti di risate alla vista del nostro chitarrista, costretto a viaggiare con la chitarra ritta davanti agli occhi e senza la possibilità di muoversi.
Ad ogni fermata del treno venditori abusivi di panini e acqua spuntavano da tutte le parti e davanti ai finestrini del treno iniziava un parapiglia infinito.
Un bel casino, ma proprio grazie a quei venditori abusivi non siamo morti di fame e di sete!
Un viaggio infinito, un viaggio scomodissimo; un viaggio bellissimo!




Cos'altro ricordo della Stazione Centrale allora?
Una specie di chiosco centrale dove potevi comprare di tutto, dai giornali alle bibite, dai panini alle caramelle.
Tanti sbandati e tanti venditori abusivi, i cessi sempre sporchi, l'affollamento inumano davanti alle biglietterie...e poi il Museo delle Cere!
Ve lo ricordate? Mentre si aspettava il treno si poteva entrare e vedere le statue di cera di Dante o di Totò.
Mi è molto spiaciuto quando lo hanno smantellato: non era certo Madam Tussauds, ma faceva la sua figura.
Volete sapere che fine hanno fatto le statue del Museo delle Cere della Stazione Centrale? Ecco cosa ho trovato in rete:

http://www.02blog.it/post/7615/dove-sono-finite-le-statue-del-museo-delle-cere-di-stazione-centrale




A partire dagli anni settanta e senza mai smettere ho preso spesso dei treni in partenza dalla stazione Centrale, passando dai "rapidi" agli Intercity, dalle "cuccette" ai Wagon Lits, fino ad arrivare ai comodissimi treni veloci odierni.
Non so per quale ragione, ma l'idea di viaggio, quello vero, per me è sempre stata collegata al treno, più che all'aereo o all'auto.
Con l'aereo parti da un luogo e arrivi ad un altro, senza vedere nulla di quello che ci sta "in mezzo"
Con l'auto fai più o meno lo stesso, in modo più lento: non conosci altre persone al di fuori di quelle che viaggiano con te.
In treno hai la vera sensazione del viaggio, gente nuova ad ogni fermata, qualche chiacchierata con persone sconosciute, il paesaggio che scorre davanti a te e che puoi ammirare senza l'assillo della guida.
Ricordo quando andavo a trovare i miei genitori, che svernavano in Liguria.
Ogni viaggio era un incontro, uno scambio di idee, un paesaggio visto dal finestrino e lei , la Stazione Centrale, sempre lì ad accogliermi, all'andata e al ritorno, col suo odore di macchine, panini e gente sudata, una specie di seconda casa, una specie di monumento al viaggio e alla vita, che è anche lei un viaggio...







lunedì 28 luglio 2014

Niente di nuovo


Un'amara riflessione di Cecilia Strada: non parla di Gaza e dell'Ucraina ( questi fatti non erano ancora accaduti ), ma si può sicuramente applicare a tutte le guerre che l'uomo, nella sua immensa ignoranza, continua a combattere nel mondo...noi occidentali poi siamo dei campioni ad esportarla dappertutto...





" Nel 2001, alla vigilia dell'invasione dell'Afghanistan, l'avevamo detto: la guerra non porta la pace .
I diritti non si costruiscono con le bombe.
La "guerra al terrorismo" aumenterà il terrorismo, perchè è questo che fa la violenza: alimenta altra violenza.
Oggi siamo alla vigilia del ritiro delle truppe e, in Afghanistan, i nostri Centri Chirurgici per vittime di guerra sono sempre pieni.
Un terzo sono sempre bambini.
Non sappiamo cosa succederà quando i soldati stranieri si saranno ritirati.
Dov'è tutta quella pace, dove sono tutti quei diritti in nome dei quali si sono giustificati tredici anni di guerra?
Nel Pronto Soccorso dei nostri ospedali, nei registri delle ammissioni, nelle sale operatorie sempre piene non vediamo pace, non vediamo diritti.

Nel 2003, alla vigilia dell'invasione dell'Iraq, l'avevamo detto: la guerra non porta la pace.
I diritti non si costruiscono con le bombe, la violenza alimenterà altra violenza: funziona così.
Oggi, undici anni dopo l'invasione, che cosa vediamo in Iraq?
Ancora morti, feriti, ancora attentati, sparatorie.
Ancora sfollati, a centinaia di migliaia.
Dov'è tutta quella pace, quella democrazia che l'invasione e la guerra dovevano portare?
Sulle facce dei profughi non vediamo democrazia, non vediamo pace.
Solo dolore e paura.(...)

(...) Guardiamoci intorno: dall'Afghanistan alla Libia, dall'Iraq alla Somalia, esiste una guerra che abbia prodotto pace e giustizia?

( da un editoriale di Cecilia Strada sulla rivista di Emergency del Giugno 2014 )





Altri miei post su argomenti simili: Make Love not War del 29 Maggio 2012 e Contro la Guerra a Modo mio del 7 Settembre 2013.