Una delle cose che più mi sorprende quando penso agli anni 70 e 80 è la moltitudine di cose che facevo.
Non ero l'unica: molti della mia generazione avevano addosso un "sacro fuoco".
In casa ci stavamo lo stretto necessario; per il resto eravamo sempre impegnatissimi in mille cose : musica, ragazzi (ragazze), viaggi sbilenchi , politica, femminismo, cineforum, dibattiti, oratori, volontariato, studio, discoteche...
Io amavo alla follia andare in discoteca ( oh! forse non si era capito!) , ma allo stesso tempo ero impegnatissima a studiare, leggere, capire, partecipare a tutto quello che bolliva in pentola all'epoca.
Avevo una cara amica , Luisa, che non amava le discoteche e la musica rock, ma che in compenso aveva una grande conoscenza dei cantautori italiani ed una grande passione per la lettura.
Un'estate mi fece una proposta: andare a casa sua un paio di volte la settimana, leggere insieme delle cose ed ascoltare le canzoni di Giorgio Gaber e Fabrizio De Andrè.
Avrò avuto 16 anni e ricordo benissimo il caldo terrificante di quei pomeriggi.
Cosa avrebbe fatto un'adolescente normale in una situazione del genere?
Avrebbe passato il pomeriggio in piscina!
Noi no: avevamo preso un impegno: quello di leggere e discutere sui massimi sistemi e così facemmo.
I casi sono due: o all'epoca eravamo tutti un po' masochisti, oppure la fame di conoscenza era così tanta da farci dimenticare tutto il resto.
Comunque ricordo dei pomeriggi bellissimi, durante i quali leggevamo e discutevamo di Martin Lutero e di Don Milani.
La prima volta che ho letto "Lettere ad una Professoressa" l'ho fatto insieme a Luisa.
Ricordo che non ero completamente d'accordo con le tesi di quel libro, mentre lei ne era una grande sostenitrice, quindi immaginatevi le discussioni interminabili!
Alla fine mettevamo su sempre un disco di Gaber o di De Andrè, mentre ci rinfrescavamo con una bibita.
Beh, quelle canzoni raccontavano i nostri dubbi esistenziali, le nostre ansie, le nostre idee in formazione.
La madre di Luisa ci guardava sbalordita , mentre mettevamo per iscritto i nostri riassuntini, le nostre osservazioni, le nostre opinioni.
Ai suoi occhi ovviamente non eravamo molto "normali", ma l'esigenza di capire, comprendere e discutere era fortissima.
Percepivamo in modo già molto forte che il cambiamento in atto era epocale e così facevamo di tutto per comprenderlo.
Piano piano stavamo costruendo i mattoncini che avrebbero fatto parte della nostra personalità, del nostro modo di vedere il mondo.
Così come a scuola sentivamo l'esigenza di partecipare , durante quei pomeriggi sentivamo la necessità di scambiarci delle opinioni e di cercare di capire.
Quando adesso ripenso a quelle due pazze che commentavano Gramsci nel caldo di quel luglio mi viene da ridere , eppure allora erano momenti importanti, di grande crescita.
A 16 anni per me era essenziale divertirsi e lasciarsi andare per ore ballando, ma altrettanto essenziale era nutrire il cervello, che era sempre affamatissimo e pretendeva la sua razione di cultura ogni giorno.
Ho riletto alcune pagine di Pennac quest'estate ed una in particolare mi ha molto colpito, perchè è una situazione che vivo quotidianamente con molti dei miei ragazzi a scuola, che si sentono "fighi" a seguire certi modelli e considerano degli "sfigati" quelli che invece si impegnano per migliorarsi e crescere (strana assonanza delle due parole!).
Non voglio dire che tutti gli studenti dovrebbero essere bravi, diligenti e studiosi (sai che noia!) , ma sicuramente sono convinta che ognuno di loro dovrebbe sforzarsi per trovare se stesso e costruirsi una propria identità, un proprio modo di vedere e pensare.
Invece molti (anche tra gli adulti !) semplicemente "seguono il gregge", a volte senza neppure accorgersene...
- Come sarebbe , i prof vi fanno uscire di testa? - Ci fanno uscire di testa punto e basta! Con tutta quella roba che non serve a niente! - Quale sarebbe questa roba che non serve a niente? - Tutto, no! Le...le materie! Non è la vita! - Come ti chiami? - Maximilien - Beh ti sbagli , Maximilien, i prof non ti fanno uscire di testa, cercano di fartici tornare , nella tua testa.Visto che adesso è usurpata da altro. - Usurpata, la mia testa? - Che cosa porti ai piedi? - Le mie N, ho le mie N - E che cosa sono, le tue N ? - In che senso cosa sono? Sono le mie N! - Come oggetto, voglio dire, che cosa sono come oggetto? - Sono le mie N! E poichè non avevo intenzione di umiliare Maximilien, la domanda l'ho rifatta agli altri: - Che cosa porta ai piedi Maximilien? Ci furono scambi di occhiate , un silenzio imbarazzato (...) Poi finalmente una ragazza: - Ah sì! Come oggetto! Bè, sono delle sneakers! - Sì. Ma un oggetto ancora più generale per indicare quel genere di oggetto? - Delle...scarpe? - Ecco, esatto, sono delle scarpe,da ginnastica,da tennis,da ballo, scarpette,scarpini o scarponi, tutto quello che volete,ma non delle N! N è la marca non l'oggetto!
- L'oggetto serve a camminare, la marca a cosa serve? Un razzo illuminante in fondo alla classe: - A tirarsela, prof ! Risata generale - Sì, a darsi delle arie. - E tu Samir , che cosa hai addosso? Stessa risposta immediata: - E' il mio L, prof ! A questo punto ho mimato un'agonia atroce, come se Samir mi avesse avvelenato e io morissi in diretta davanti a lui, quando u'altra voce ha esclamato ridendo: - No, no , è un golf ! Su, rimanga con noi, è un golf, il suo L è un golf! - Sì, è il suo golf, e anche se golf è una parola di origine inglese è sempre meglio di una marca! (...)...perchè sono le marche , Maximilien, che vi fanno uscire di testa , le vostre marche, non i professori! (...) - Vi fanno uscire di testa ed intanto vi rubano i soldi, vi rubano le parole, vi rubano anche il corpo, come un'uniforme, fanno di voi delle pubblicità viventi, come i manichini di plastica dei negozi !
A questo punto racconto loro che quando ero bambino c'erano degli uomini-sandwich e che mi ricordavo ancora di uno di loro, sul marciapiede di fronte a casa mia , un vecchio signore stretto tra due cartelloni che reclamizzavano una marca di senape: - Le marche fanno la stessa cosa con voi! Maximilien, mica scemo: - Solo che a noi non ci pagano ! ( da "Diario di Scuola" di Daniel Pennac )
Scarpe di vernice, pantaloni a zampa
d'elefante, vestiti sgargianti e pieni di lustrini, acconciature e
trucco estremi, musica accattivante...eccovi le “glittering bands”
degli anni 70.
Il termine “glittering” me lo sono
inventata io , ma effettivamente un certo modo di stare sul palco ,
di vestirsi ( o travestirsi) è davvero puro “glitter”, cioè
puro sfarzo, luccichio , splendore.
Ed in questo periodo di spread,crisi e
tagli fa davvero bene al cuore ricordare l'atmosfera magica di quei
tempi.
Chi era più "glitter", chi era più estremo nell'acconciatura , nei vestiti, nel trucco?
E' difficile dirlo: gli Earth Wind and Fire erano favolosi, ma anche Patti Labelle ed il suo gruppo non scherzavano e non si trattava solo di eccentricità , ma anche di grande bravura : guardatele qui nell'indimenticabile "Lady Marmelade".
E che dire dei grandi fratelli Jackson, Michael in testa? Ritmo, luccichio, bravura a piene mani.
Eccoli in uno dei video più "glittering" della storia del soul : "Can you feel It "
Non so se qualcuno ancora non l'ha capito, ma quando comincio a "intripparmi" con la disco music non vorrei proprio finire mai.
Sono un'insegnante di mezza età che comincia, come tutte le persone di mezza età, ad avere i primi acciacchi.
Eppure quando risento questa musica mi sento ancora come allora, mi risollevo, mi rilasso e ripenso a tutte le discoteche in cui ho ballato questa musica incredibile.
...beh , anche questo serve a mettere da parte per un attimo il pensiero della crisi!
Ma torniamo al "glitter" e questa volta proprio con un cantante che di "glitter" aveva anche il cognome.
Gary Glitter , ovviamente e la sua "Leader of the Gang".
Ecco , forse è stato lui il più "glitter" di tutti!
E quelli che lo presentano in questa puntata di Top of the Pops non sono da meno!
Ed eccoci di nuovo a casa ; l'estate è finita , o sta finendo, e devo dire che non sento molto la mancanza del caldo africano delle scorse settimane.
Durante una delle giornate più calde dell'anno ho avuto l'impressione di veder passare una carovana di cammelli sotto casa...
Ovviamente scherzo , ma il caldo è stato davvero terribile e per me praticamente insopportabile.
Bene , ricomincio a scrivere su questo mio blog , ben frequentato ( più di 3400 contatti in otto mesi !) ma poco commentato.
Mi piacerebbe scambiare qualche opinione , forza, scrivetemi!
Come cominciare di nuovo; ma con la musica , ovviamente!
Questi che seguono sono due video affascinanti, due piccoli video onirici e surreali di due gruppi che , per l'epoca ed il genere, stanno veramente agli antipodi.
Ma a me piace mischiare generi e periodi, lo sapete già .
Il primo video è di un gruppo italiano veramente particolare, i Marta sui Tubi, una band folk punk italiana formatasi nel 2002 .
Composti da due voci e una chitarra acustica hanno un repertorio molto vario.
Nascono come gruppo underground e diventano via via sempre più famosi, soprattutto col passaparola.
Il brano che segue è interpretato insieme a Lucio Dalla.
E' un mio piccolo omaggio al grande cantautore ed un'altra piccola dimostrazione di come la musica italiana odierna sia vitale e propositiva: basta non fermarsi solo a Emma o X Factor.
Il video è un piccolo capolavoro d'arte surrealista: avrebbe potuto essere girato da Man Ray o da Dalì.
Il
secondo video è storico: è "Tonight" dei grandi Smashing
Pumpkins, uno dei gruppi più importanti e influenti degli anni
novanta. Nascono
a Chicago nel 1988 come gruppo di alternative rock e, sotto la guida
del mitico Billy Corgan, diventeranno famosi in tutto il mondo,
soprattutto dopo l'uscita del loro album più famoso, " Mellon
Collie and the infinite Sadness" nel 1997. Più che un video
è una piccola storia fantastica, che richiama alla mente i
primi film di fantascienza di inizio 900 : un gioiellino, tutto da
gustare.