sabato 18 aprile 2015

Alla Ricerca delle Radici - Quinta e ultima Parte

Mi rendo conto che non potrò mai ultimare questa storia di Varedo.
Più leggo il libro di Mario Merati e più trovo materiale, citazioni, descrizioni di periodi storici, di reperti, capitoli dedicati all'origine del nome di Varedo, all'origine dei cognomi più diffusi a Varedo, capitoli dedicati ai Bagatti, ai Crivelli, alla grande matematica Gaetana Agnesi...mai avrei immaginato che Varedo contenesse così tanta storia!!
Purtroppo il libro di Merati lo devo riportare in biblioteca ed il poco tempo che ho a disposizione, tra lavoro e famiglia, non è sufficiente per riassumere nel mio blog questa massa di informazioni.
Allora tornerò al punto dal quale sono partita: alla mia colonna di origine celtico-longobarda e invito tutti a continuare la ricerca leggendo, appunto, il libro di Mario Merati "Varedo dalle Origini ai Giorni nostri" che potete consultare in biblioteca o prendere in prestito.

Allora, dove eravamo arrivati?
Ai Romani, certo.
Che c'entrano i Romani con Varedo? C'entrano un sacco, perchè molti reperti di origine Romana sono stati trovati in momenti diversi del passato a Varedo.
Lungo il viale della Villa Bagatti vennero ritrovate delle tombe di origine Romana durante gli scavi per il trapianto degli alberi del 1884.
Nelle tombe c'erano resti di ossa umane, anfore, piatti, ampolle, lame di ferro, oggetti di abbigliamento.
I Bagatti trasportarono tutto il materiale reperito nel loro palazzo di Milano. Il Merati non dice se tale materiale sia ancora in quel palazzo.



Tipica tomba  di origine romana


Altre sepolture di origine romana vennero alla luce durante la piantumazione dei due filari di alberi lungo il viale del cimitero nel 1938: qui si trovarono anche monete, anfore e vasi, che vennero portate via dagli abitanti di allora ed in seguito gettate, perchè ritenute delle "cianfrusaglie" (!!!).

Una vera necropoli venne ritrovata nelle aree Snia durante i primi scavi negli anni 1920-21.
La necropoli era estesissima e ricca di reperti e richiamò torme di tombaroli che fecero razzia di tutto.
Il resto lo fecero le ruspe escavatrici durante la costruzione della Snia Viscosa...

E' triste pensare a quanta storia sia andata perduta,ma all'epoca la mentalità penso proprio fosse questa: gettare tutto quello che era vecchio.
Ne ho avuto un piccolo esempio nella mia famiglia.
La mia nonna materna abitava in una casetta di legno a Desio, in una zona in cui allora c'erano solo campi e frutteti.
Alla sua morte il figlio, la nuora ed i nipoti, che abitavano con la nonna nella casetta, acquistarono un appartamento in un piccolo condominio vicino all'ospedale di Desio e vi si trasferirono.
Molti degli oggetti appartenuti alla casetta vennero gettati via.
Era un modo come un altro per sottolineare la necessità e la voglia di cambiare vita: eravamo alla fine degli anni sessanta e tutto quello che era considerato vecchio o antiquato veniva buttato via.
Forse era un atto simbolico, nel caso dei reperti romani fu sicuramente un atto scellerato, ma così andavano le cose allora.


Punte di lancia di origine Longobarda ritrovate a Varedo


Quello che successe ai reperti di origine Romana successe purtroppo anche a molti dei reperti di origine Longobarda.
Nel maggio del 1962 vennero fatti dei lavori in Via Veronesi e qui vennero trovate tre tombe di origine Longobarda risalenti al VII-VIII secolo circa.
Appartenevano a guerrieri di alto rango ed erano dotate di un ricco corredo funerario.
All'interno delle tombe vennero ritrovati scudi, spade, ornamenti in oro, punte di lancia, coltelli, speroni, crocette in oro, braccialetti, gioielli.
Che fine fecero tutti questi incredibili oggetti?
Per la maggior parte vennero razziati dagli addetti ai lavori e dai curiosi presenti alla scoperta.
Altri, quelli meno preziosi, vennero semplicemente gettati via...appunto!
 


Calotto di scudo Longobardo ritrovata a Varedo


Solo una piccola parte di questi oggetti venne salvata dal nostro concittadino Merati.
Dietro sua segnalazione i pochi oggetti rimasti, alcuni dei quali potete vedere in fotografia, vennero ritirati dalla Sovrintendenza delle Antichità e sono attualmente ammirabili nel Museo Archeologico di Via De Amicis a Milano.
Penso che quest'estate ci farò un salto, non fosse altro per onorare l'intelligenza e la caparbietà di questo nostro grande concittadino, Mario Merati, che fa davvero onore al nostro paese.
...e così siamo tornati alla colonna misteriosa, di origine celtico-longobarda: possiamo solo immaginarci quei tempi, in cui i Longobardi camminavano per le strade di Varedo, venivano sepolti in ricche tombe e professavano la loro fede in una chiesetta in fondo a Via Madonnina.
Probabilmente tutti noi abbiamo un pò di sangue ligure, romano o longobardo nelle nostre vene, ma è davvero triste che quasi nessuno se ne ricordi...
Ricordare le proprie radici dovrebbe essere obbligatorio come ricordare di portarsi dietro il proprio codice fiscale, ma Varedo è un paese che ha davvero voglia di ricordare le proprie radici?



giovedì 19 marzo 2015

Alla Ricerca delle Radici - Quarta Parte

E' difficile immaginarsi delle palafitte insediate nelle acque del Seveso, ma è esattamente quello che si poteva vedere circa 4-5000 anni fa a Varedo.
Il Seveso allora si allargava in un'ampia palude inondando l'attuale area della Snia.
Come dice sempre il Merati fu proprio durante uno scavo nel 1972 sull'area della Snia, vicino alle acque del Seveso, che vennero ritrovati resti di palafitte, arnesi in selce, vasi, ciotole e altri oggetti appartenenti ai primi abitanti di Varedo, i liguri, che erano una popolazione di origine indoeuropea.



Palafitte

Pensare al Seveso come poteva essere allora, senza argini e abitato da queste popolazioni primitive è davvero incredibile; cercare di immaginare come queste persone vivessero è affascinante.

Ho sempre considerato il Seveso solo come una fogna.
Quando eravamo piccoli ci giocavamo quasi tutti i giorni, sulle sponde di questa fogna: le rive erano ricoperte da una melma grigiastra, l'acqua cambiava di colore ogni giorno, a seconda del tipo di scarichi.
Ricordo che ci divertivamo a guardare il tubo di scarico che proveniva dalla Snia e a cercare di indovinare il colore che avrebbe avuto: a volte il colore delle acque di scarico era nero, altre volte era verde, arancione, giallo.
Non c'erano animali di nessun genere nel fiume: penso che anche i topi facessero fatica a sopravvivere in quelle condizioni.
Ogni tanto nei giardini attigui si trovava qualche ratto enorme; una volta ne scacciai uno con il getto della canna per annaffiare il giardino, era grande come una marmotta.
Dicevo prima che vicino al Seveso ci giocavamo e nessuno aveva niente da dire: come era possibile?
No, non avevamo dei genitori irresponsabili: semplicemente allora le cose erano così.
Si accettava la puzza e l'inquinamento spaventoso della Snia, si accettava l'inquinamento del Seveso, erano cose ritenute normali, così come era ritenuto normale che dei bambini mettessero le mani nel fango grigio e puzzolente del Seveso.
Sulla Snia qualche anno fa scrissi un articoletto, che vi invito a leggere, nel quale cerco di spiegare questa mentalità:
 http://luciana-unviaggioimmobile.blogspot.it/search/label/Snia%20di%20Varedo.


Il Fiume Seveso

Adesso il Seveso è diverso: certo, la sua acqua non si può certo bere, ma sta lentamente ridiventando pulita.
Lungo il suo corso si trovano a volte delle famiglie di papere e ultimamente è stata avvistata una coppia di aironi ( giuro! Ne ho visto uno con i miei occhi! ).
Oggi, con un pò di fantasia, si potrebbe davvero immaginare il villaggio di palafitte dei liguri.
A proposito: che fine hanno fatto tutti i reperti archeologici trovati sulle aree Snia nel 1972?
Lo racconta sempre il Merati e non è una storia allegra:

Per quanto riguarda il materiale rinvenuto fu sistemato in un locale fornito di scaffali a vetro che la Snia aveva precedentemente approntato per riporvi altri reperti del periodo romano che erano venuti alla luce nella stessa area.
Purtroppo, con lo smembramento dello stabilimento, tutto quel prezioso materiale venne asportato.

Asportato? Sì, è un modo elegante per dire che venne disperso, distrutto, buttato via!
Pensate siano gli unici reperti storici buttati via o distrutti a Varedo?
Aspettate che vi parli dei Romani e dei Longobardi e poi riprendiamo il discorso...
...comincio a capire perchè ho sempre avuto l'impressione di vivere in un paese che non ama il proprio passato...alla prossima puntata...


domenica 15 marzo 2015

Alla Ricerca delle Radici - Terza Parte


Circa due milioni di anni fa la pianura Padana era interamente occupata dal mare.
Anche Varedo, come tutto il resto della Lombardia e di gran parte delle regioni vicine faceva parte di quel vasto golfo naturale che è il Mar Adriatico.

Mi fa un pò impressione leggere queste prime righe del libro di Mario Merati  "Varedo".
Guardo fuori dalla mia finestra e cerco di immaginare tutto questo mare di cemento e di asfalto trasformato in un mare vero, come nel Pliocene.

Queste zone si sono trasformate da paesi contadini a paesi industriali in pochi anni e poi le grandi fabbriche della Brianza hanno lentamente chiuso una dopo l'altra: la Snia Viscosa, la Tonolli, l'Acna, l'Induma e la maledetta Icmesa.
Il cemento e l'asfalto hanno lentamente ma inesorabilmente divorato tutto il verde e tutti i campi disponibili, ma ora, dove è possibile, ci riprendiamo qualche spazio verde, come la pista ciclabile del Canale Villoresi, come il Viale della Villa Bagatti o il parco del Grugno Torto...corsi e ricorsi...

Perchè queste riflessioni forse un pò retoriche?
Nel 1978 in zona Valera di Varedo, durante una trivellazione, furono portate alla luce parecchie conchiglie fossili della classe dei Gasteropodi, che come dice sempre il Merati -  sono organismi di chiara natura marina ancora attuali e reperibili nella medesima struttura lungo le rive dell'Adriatico -


Conchiglie fossili ritrovate alla Valera

Ecco, prima o poi anche noi faremo la stessa fine delle conchiglie; forse ci sarà un maremoto o un terremoto o chissà quale catastrofe in un futuro lontano, quando avremo già smesso di esistere da un pezzo e così anche noi lentamente diventeremo dei fossili.
Che divertimento, pensate: magari tra un milione di anni, sempre che la Terra esista ancora, un altro essere vivente e pensante troverà il mio scheletro fossilizzato in fondo a Via Madonnina e si chiederà a cosa diavolo servisse quell'apparecchio ormai distrutto dal tempo con una tastiera ed uno schermo.
...Follie della mente in una sera di metà marzo!
Ma continuiamo e arriviamo al periodo delle grande glaciazioni.




Sempre Merati racconta delle grandi glaciazioni, che si alternarono per millenni e che, ovviamente, interessarono anche la Lombardia:

Allo sciogliersi dei ghiacciai i fiumi, i torrenti e gli effetti delle diluvioni invasero le valli alpine per sfociare in pianura , trascinando lungo il loro percorso enormi quantità di detriti che valsero a colmare l'ampio golfo marino, fino a formare la pianura Padana.

E' durante questo periodo di disgelo che il Seveso scorre impetuoso anche attraverso Varedo, trasportando detriti ovunque.
Il letto del Seveso allora era ovviamente molto più largo di quanto ci si possa immaginare e le pietre tipiche del letto di un grande fiume si possono ancora oggi ritrovare sotto le nostre case.
Ricordo mia nonna che mi portava con sè nell'orto quando ero ancora piccola per assistere alla raccolta delle patate.
Si affondava una forca nel terreno e con quella si faceva leva: ecco apparire come per miracolo delle belle e grosse patate e... un sacco di grossi e lisci ciottoloni di fiume!
Anche quando costruimmo sopra mia madre e facemmo fortificare le fondamenta della casa vennero fuori dal terreno questi strani e lisci ciottoloni.

Quindi, esattamente sotto casa mia a quei tempi scorreva un immenso e vorticoso fiume!
E poi vennero le palafitte, ma questa è un'altra puntata...




sabato 7 marzo 2015

Alla ricerca delle Radici - Seconda Parte

Arrivo alla biblioteca di Varedo e subito c'è una sorpresa; è intitolata alla mia ex insegnante di Lettere delle scuole medie, poi diventata preside ed in seguito morta in età ancora relativamente giovane, la professoressa Maria Teresa Carugati.
La temevamo tutti allora e spesso era molto severa, ma quello che ho imparato da lei mi ha spesso salvato durante il mio duro percorso liceale.
Ci metteva una grande passione quando spiegava Manzoni o Omero e questo mi è rimasto dentro e mi ha arricchito.
Lo so, sono una varedese che non frequenta molto Varedo e quindi può darsi che la biblioteca sia sempre stata intitolata a lei, ma io lo scopro per la prima volta.
Entro e vedo che l'ambiente non è così male.

Chiedo un libro sulla storia di Varedo e mi viene dato il libro "Varedo" di Mario Merati, il nostro grande concittadino, che ha cercato per tutta la sua vita di valorizzare la storia e la cultura di Varedo.







A casa comincio a scorrere le pagine dedicate alla storia antica di Varedo ed ecco che ritrovo  la mia colonna.

Merati conferma che fu eretta verso il 1647 e che venne innalzata a memoria di un'antica chiesa fondata dai Longobardi e da loro dedicata a S. Michele.
La pietra alla sua base è stata sicuramante riutilizzata, perchè è più antica della colonna.
Su questa pietra si riesce ancora a vedere un bassorilievo con delle figure geometriche forse di carattere simbolico, purtroppo ormai non più comprensibili.
Merati dice che la fotografò molti anni fa e poi la sottopose alla Sovrintendenza delle Antichità, che la ritenne un'antica ara votiva quasi sicuramente di origine celtica.

Accidenti, magari sono una discendente dei Celti! Gli occhi azzurri ce li ho, la carnagione pallida anche e, tanti anni fa, avevo anche i capelli neri!

Scherzi a parte piano piano mi faccio prendere dal libro e scopro che di storia a Varedo ce n'è davvero tanta, non solo quella legata alla colonna misteriosa.
Di reperti a Varedo ne sono stati trovati tantissimi, a partire dalle conchiglie fossili trovate alla Valera negli anni settanta...

... il viaggio continua...!
 


sabato 28 febbraio 2015

Alla ricerca delle Radici - Prima Parte

Come spesso mi succede quando voglio rilassarmi, un giorno vado a scartabellare tra le tante cose che ho scritto in passato: trovo una riflessione, una pagina di diario che riguarda una misteriosa colonna che si trova a pochi passi dalla mia casa, una colonna che ho sempre pensato fosse collegata alla peste di Manzoniana memoria.
E' una paginetta che ho scritto circa nove anni fa, dopo il trasferimento da Bovisio Masciago a Varedo e la costruzione del nostro appartamento sopra quello di mia madre e di mia sorella.
Dopo diciotto anni in una palazzina a Masciago ero tornata nel mio paese natale, vicino ai miei parenti.
Una sera guardavo fuori dal mio balcone e l'ho vista: la colonna misteriosa di Via Madonnina, attorno alla quale giocavamo da bambini.
E' da qui che voglio cominciare:



Colonna in fondo a Via Madonnina - Varedo

 
LA COLONNA MISTERIOSA


Lei è sempre lì.
In questa tiepida sera di aprile la osservo dal mio balcone ; c’è un alberello di pino che la copre in parte, ma la croce si vede benissimo.
Ed allora penso che sono contenta di essere tornata alla mia casa natale e di potermi guardare la colonna ogni volta che ne ho voglia.
Perché quando, come oggi, mi sento travolta dagli impegni e dagli eventi, per me lei è come un faro, un faro senza luce che mi illumina la vita.
Sembra guardarmi e dirmi : “ Dai, coraggio, se io sono sopravvissuta tutti questi secoli che importanza vuoi che abbiano le tue preoccupazioni?”

La colonna sulla via Madonnina è ormai chiusa tra i cancelli attigui di due case; la vecchia casa del benzinaio a destra ed una palazzina anni ’70 a due piani sulla sinistra.
Il benzinaio non so più che fine ha fatto.
Suo figlio maggiore lo conoscevo.
A metà settembre del 1974 ci eravamo incontrati su un treno che veniva da Trento; io tornavo da uno dei miei vagabondaggi estivi, lui non so da dove.
Arrivati alla stazione Centrale mi aveva aiutato a tirare giù dal treno la valigia , che pesava solo Dio sa quanto e intanto mi raccontava come fosse scampato dal disastro dell’Italicus.
A quei tempi ogni tot saltava per aria un treno .
Lui si era salvato.
Per finire al Creatore dopo neanche un mese in un incidente automobilistico.

Ok, ma la colonna non c’entra ; quella non ha mai portato sfortuna.
Comunque quelli erano tempi bui, dovremmo ricordarcene più spesso…

Oggi chi passa non la nota , eppure per anni che sembravano infiniti la colonna è stata in mezzo ad un campo, visibilissima da ogni lato.
Case allora ce n’erano poche e noi bambini avevamo a disposizione infiniti campi e campetti dove giocare.
Intorno alla colonna ci giocavamo a calcio, ed io riuscivo sempre ad infilarmi in mezzo ai maschi e fare da portiere.
Davanti c’erano degli iris (che noi chiamavamo “spadoni”) che la decoravano e davano un senso di rispetto verso i morti di peste del Seicento.
Non so chi avesse piantato quei bulbi , ma ricordo la sensazione di riverenza e rispetto che provavo quando, nelle sere di maggio, ammiravo quei fiori vicino alla colonna.
Oggi non c’è più nessun fiore.
La colonna però è ancora lì, a dispetto della nostra fretta e della nostra distrazione , a ricordarci un passato di Manzoniana memoria e la sua croce è ancora intatta , nonostante la pioggia,la neve , il vento, il freddo e la canicola di più di 400 anni.

Io sto invecchiando insieme alla colonna ,che è per me simbolo di ciò che non esiste più, ma anche della forza vitale, della resistenza alle intemperie umane che fa parte della vita .
Abbiamo molto da imparare da lei, anche se ormai oggi si fa fatica a distinguerla.
Lei ci insegna a resistere e andare avanti.
Secondo me sarebbe contenta se qualcuno le mettesse una piccola targa davanti, con un paio di informazioni per il passante distratto...

- Luciana Figini ( 2006 )



Particolare della base della Colonna


Dopo avere riletto questo mio scritto sono più incuriosita che mai e allora comincio a cercare informazioni in rete.
Dopo molto cercare finalmente trovo qualcosa ( molto poco, per la verità ) su di un sito chiamato Alternativaverdeperdesio.
Queste le scarne informazioni trovate su questo sito:

Quasi al termine di via Madonnina ( Varedo- MB ) sorge una croce 
sostenuta da una colonna. Eretta nel 1647, come palesa la data incisa
sul retro della base, era stata innalzata a memoria di un'antica
chiesa fondata dai longobardi e da loro dedicata a San Michele, 
un Santo congeniale a quel popolo bellicoso, in quanto ritenuto un 
santo guerriero, tanto da proclamarlo loro protettore.
L'importanza di questa colonna è anche  nella sua base, poiché
si tratta di un'antica pietra rettangolare certamente riutilizzata, 
sulla cui facciata vi sono scolpite in bassorilievo delle figure 
geometriche di carattere simbolico...


A questo punto capisco che la colonna è di molto antecedente al periodo della
peste e quindi vorrei trovare altre informazioni ; mi reco alla biblioteca
di Varedo...

...continua...






sabato 21 febbraio 2015

Parole e Immagini

A volte, quando sistemo un pò i miei libri, trovo dei piccoli, autentici capolavori, della cui esistenza mi ero dimenticata.
E' così che mi è capitato in mano un libretto di fotografie, acquistato quando ancora c'era la lira: costava 20.000 lire, cioè 10 euro, che ancora oggi è una considerevole sommetta per un libretto di fotografie.
Le foto sono di un grande fotografo americano, Wynn Bullock, morto nel 1975.
Ho scorso velocemente la sua biografia e sorprendentemente ho letto che aveva conosciuto Edward Weston e Tina Modotti, cioè altri due grandissimi fotografi del Novecento.
E' strano come a volte le persone e gli avvenimenti si intrecciano; forse le persone con la stessa sensibilità sono destinate prima o poi a conoscersi, chissà...
Ho scorso il libretto di fotografie e all'interno c'era un'altra sorpresa: sotto ad alcune fotografie di Bullock c'erano dei miei versi, per lo più in inglese, scritti a matita.
Anche questo a volte mi sorprende: scrivo delle cose e poi me le dimentico, poi , quando le ritrovo, faccio fatica a riconoscerle...
E' così che ho deciso di riportare sul mio blog le foto che avevo scelto ed i versi scritti sotto a matita.
Le foto di Bullock sono dei capolavori, le mie parole sono invece semplici e senza pretesa; mi sembra però che il tutto stia bene insieme.
Per iniziare questo piccolo viaggio però mi piace introdurre Wynn utilizzando le sue stesse parole, che sono pura poesia...



" Quando fotografo quello che faccio veramente è cercare delle risposte nelle cose" - Wynn Bullock 







       " I misteri si trovano tutto intorno a noi, persino negli oggetti più familiari. Attendono solo di essere percepiti "    Wynn Bullock - foto: Worn Floor





Wynn Bullock: Light Abstraction



Flashes and Echoes 
of what has been
or maybe
what has never been

Are we living our lives
or are we inventing them ?

- Luciana Figini -



Wynn Bullock: Let there be Light



A Stream 
a stream of consciousness
Joyce would say

A stream of thoughts
and dreams
slowly flowing
into the sea

the sea of our souls...

Above this sea
the inner light
a primordial moon
reflecting on us

...we are its mirror...

- Luciana Figini -



Wynn Bullock: Stark Tree



Coming out from my body
this tree
without leaves
but strong

It struggles against the sky of solitude
it fights aginst the clouds of desperation

and finally...
a shy but brilliant sun
comes out
the clouds open
and become
a landscape 
of dark and light
hallucinations

- Luciana Figini -




Wynn Bullock: Point Lobos Tide Pool

Frozen Water
like my heart...
frozen entity
but you can still see
the signs of infinite on it...

- Luciana Figini - 



Wynn Bullock: Lynne, Point Lobos


Il rombo del Mare
fa paura
ma non mi tiene lontana
dal mio incanto 

- Luciana Figini -



Wynn Bullock: Kay 1958


I'm still standing at the window
staring out of my house
trying to recognize
the reality
the essence
the link to the infinite
hidden behind 
our invented
everyday life

There is nothing falser 
around us
than this apparent
dumb
insignificant
miserable
tiny life of ours...

- Luciana Figini -



Wynn Bullock: Sea Palms


Floating on a Ghost Plain
 fog hiding these ghost trees

under my cloudy dress
hiding my pain
and pouring it
in this universe of crying woods...

- Luciana Figini -




Wynn Bullock: Pebble Beach


Stones and Walls
arms and hands
of an ancient giant

You can still feel his tenderness
if you close your eyes and touch these stones...

- Luciana Figini -



Wynn Bullock: Marilyn with Cat

Lying on my Lies
I stroke them
I look after them
I make them grow
They make me live...

It's only when I lie
that my real essence is expressed...

- Luciana Figini -






sabato 7 febbraio 2015

Magiche Atmosfere

Una volta non c'erano molti modi per passare i pomeriggi invernali in modo piacevole.
La televisione offriva pochi programmi adatti ai giovani e, comunque, non ci interessava molto.
Non esistevano computer e telefonini .
Così, quando si finiva di studiare, o quando si aveva a disposizione un pomeriggio libero si ascoltava la radio, si leggeva un libro oppure si ascoltava un buon LP. 
LP, cioè " long playing ", cioè quell'affare magico che conteneva canzoni e immagini e che potevi quasi sfogliare come un libro.
Niente paura, non è l'inizio di una sbrodolata sulla bellezza degli anni settanta e la bruttezza della musica del terzo millennio.
Io ascolto anche Adele e Sam Smith, guardo i video di Ed Sheeran e di Hozier,ascolto Fedez e Macklemore; dal punto di vista musicale sono un'onnivora.

...Però lasciatemi la nostalgia dei "33 giri"!!

Era un oggetto senza pari: prima ti rimiravi la copertina ( alcune erano dei veri e propri capolavori ), poi aprivi il disco e all'interno potevi trovare di tutto: dai testi delle canzoni, alle fotografie degli artisti, fino a un poster o addirittura una maglietta.
Mentre ascoltavi la musica ( tutto l'album , non una compilation di canzonette ) , leggevi i testi e cercavi di capirne il senso - devo a David Bowie e agli Emerson, Lake and Palmer la mia pronuncia in inglese - ti emozionavi davanti alle foto dei più belli e ti giravi e rigiravi innumerevoli volte tra le mani il disco.





E poi le amicizie, che si coltivavano anche ascoltando un album insieme - le amicizie quelle vere, non su facebook .
Potevi essere di Varedo o di Milano, liceale o muratore, di sinistra o di destra, religioso o miscredente, ricco o povero, intelligente o ignorante, la cosa non cambiava: NON POTEVI non amare il rock e il pop.

In qualsiasi casa di qualsiasi amico trovavi un Lp delle Orme o dei King Crimson.
La mia amica Anna impazziva per i Deep Purple, fu lei che mi fece ascoltare fino alla nausea " Made in Japan".
Laura invece impazziva per gli Emerson lake and Palmer; ancora oggi , quando ascolto "Lucky Man" o " Still you turn me on " mi vengono le lacrime agli occhi.
Rita invece mi fece conoscere Cat Stevens e ci perdetti la testa.
I primissimi album di Antonello Venditti ( quelli di "Compagno di Scuola " e di "Penna a Sfera " ) li ascoltai a casa della mia compagna di scuola Manuela, la cui famiglia aveva un appartamento elegantissimo con tanto di ascensore che arrivava direttamante in casa, ma che non si vergognava minimamente di essere amica della figlia di un falegname.




Insomma, il rock era democratico e univa le persone.
Il rito di ascoltare insieme un album era quasi un rito religioso e "Staiway to Heaven " o " The Pinball Wizard " ne erano i canti sacri: canti misteriosi, da comprendere e interpretare nei modi più svariati.
E allora dai a cercare un'interpretazione al viaggio allucinato di "Ziggy Stardust and the Spiders from Mars " o a scervellarsi per capire il senso di "Selling England by the Pound".




Siamo cresciuti anche grazie a loro, a questi dischi meravigliosi che tanti meravigliosi artisti di quel tempo pubblicavano in modo continuo.
Non nascondiamocelo: non è nostalgia ( non è "solo" nostalgia ).
La creatività di quegli anni non ha avuto eguali: i testi , la musica, la fantasia degli anni settanta sono stati unici.
Anche le amicizie di quegli anni sono state uniche: molte sono finite, o si sono esaurite; qualcuno ha cambiato paese e abitudini, altri non si sono fatti più vivi.
Alcune amicizie di quegli anni invece continuano, magari a modo loro, con qualche pausa causata dal poco tempo e dalle energie che, purtroppo, non sono più quelli di quando avevamo diciott'anni.

Io e Laura siamo amiche da più di 40 anni (.....!!!) e quando, come ieri sera, riusciamo a vederci e a passare una bellissima serata insieme, mi rendo conto che il legame che c'è tra di noi è qualcosa di magico, come magiche erano le canzoni che ascoltavamo allora.
E forse, a modo suo, anche il buon vecchio Greg Lake ha contribuito a creare e a consolidare questa amicizia...