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domenica 10 gennaio 2016

Arrivederci

Carissime
carissimi
per il momento questo blog chiude qui.
Durante questi anni l'ho riempito di poesie, ricordi,  video musicali, commenti, citazioni da libri , racconti e altro.
Il senso di questo blog era il viaggio, vero o immaginato, un viaggio immobile, appunto, un mezzo per fantasticare con la mente o per ricordare i viaggi veri, anche quelli nella musica e nella poesia, non solo i viaggi materiali.
Ero davvero entusiasta all'inizio e soprattutto mi aspettavo un dialogo con chi mi leggeva.
Poi sono cominciate le prime difficoltà come i video di Youtube che improvvisamente sparivano dalla rete e che dovevo faticosamente recuperare e rimettere al loro posto ( rivedere tutti i post almeno una volta all'anno e sostituire i video spariti è davvero un'impresa! )
Aggiungiamo a ciò il fatto che il tempo è sempre poco, che sono spesso stanca e che spesso le idee non vengono ed il quadro è quasi completo.
Dico " quasi completo" perchè il problema principale resta quello della mancanza di dialogo con chi mi legge.
Mi rendo conto che Facebook è molto più immediato e diretto, ma davvero non mi so spiegare i pochissimi e risicati commenti che ho ricevuto da quando ho aperto questo blog.
Non importa, ci ho tentato, ma per il momento finisce qui.
Può darsi mi faccia di nuovo viva in futuro, chissà.
Nel frattempo, se mi volete contattare, potete scrivere alla mia mail:
lucianafigini@hotmail.com
o lasciare un commento a questo post.

Vi auguro uno splendido 2016, come al solito alla mia maniera, cioè in musica!
Ciao Luciana



venerdì 21 agosto 2015

Estasi



Talvolta
i miei sensi miopi
e limitati
si affinano
improvvisamente
come toccati
da una bacchetta magica

Ed allora
percepisco chiaramente
l'estasi del pioppo
accarezzato
e poi travolto
dal vento di tempesta

il girotondo impazzito
delle rondini
e dei corvi
che si lasciano trasportare
senza opporre resistenza
in questo cielo plumbeo
che ha già
il profumo della pioggia

- Luciana Figini -













sabato 29 novembre 2014

Semplicemente Syd

Emily prova ma non capisce
Ha spesso la tendenza a farsi prestare
I sogni di qualcun'altro fino all'indomani

Non c'è un altro giorno
Proviamo in un altro modo
Libererai la tua mente e giocherai
Giochi gratis oggi
Guarda Emily che gioca

Poco dopo che si è fatto buio Emily piange
Guarda fissa attraverso gli alberi, afflitta
Quasi non emette un suono fino all'indomani

Indossa un vestito che tocca terra
Galleggia su un fiume 
Per sempre
Emily, Emily

" See Emily play "-  Pink Floyd  )



domenica 16 novembre 2014

In certi Momenti...


In certi momenti l'anima si perde e sembra non riuscire a ritrovarsi...





Sopra ad una zattera
arsa dal sole
bagnata dalla pioggia

Non più pesce di profondità
non più gabbiano
di cieli sconfinati

galleggio
 sopra queste acque infinite
domandandomi
su quale isola
la prossima tempesta
mi lascerà naufragare...

- Luciana Figini  

 

sabato 18 ottobre 2014

Il grandissimo Fratello

Inizio d'anno scolastico frenetico e faticosissimo: 6 classi, di cui 4 nuove e quindi un mare di nuovi nomi e cognomi da imparare e un mare di verifiche da correggere, una quinta di 32 studenti ( sì, avete letto bene, 32 ) e quindi un lavoro di programmazione ad hoc per questa mega-classe, una nuova preside molto efficientista e vogliosa di organizzare riunioni e consigli di classe tutte le settimane e...il registro elettronico...

All'inizio dell'anno scolastico avevamo ancora uno pseudo registro cartaceo in attesa di attivare quello elettronico; timori e ansia, almeno da parte mia e di altri colleghi non molto tecnologicizzati e poi via, si parte con l'esperimento.
Dopo la paura iniziale devo dire che tutti hanno imparato: il sistema è piuttosto semplice e così anche noi babyboomers, anzianetti e imbranati, siamo riusciti ad entrarci.



D'ora in poi tutto quello che succede nelle classi entra nel registro elettronico: argomenti delle lezioni, voti, assenze, ritardi, note disciplinari, recuperi, circolari ecc.
Un gran bel passo verso una nuova scuola, questo è sicuro; un gran bel risparmio di carta e di tempo per tutti, una grande possibilità per tutti i genitori di controllare il lavoro fatto in classe e...di controllare i propri figli...

E a questo punto che comincio a pormi un pò di domande...
Bello che un genitore sappia subito i voti del pargolo, bello che possa controllare se bigia o se arriva in ritardo...o no?
Mia figlia ha fatto subito un'osservazione molto "terra terra" : "Beh, ma allora non si può più bigiare?" 
In effetti no, non si può più bigiare, ma non si può più neppure nascondere i voti presi a scuola.

Quando andavo al liceo a volte qualche votaccio negli scritti di matematica o di tedesco lo prendevo, ma mi guardavo bene dal dirlo.
Poi sapevo che, con l'interrogazione orale, avrei rimediato, quindi un 5 nello scritto ed un 7 nell'orale facevano 6 di media ed io comunicavo il 6 ai miei, non il 5 o il 4.
Un'altra cosa erano le bigiate: le posso contare sul palmo di una mano, erano pochissime, ma il gusto della trasgressione era comunque molto, molto dolce (vedi mio articolo del 14 dicembre 2012: " Una bella Bigiata e i Jefferson Airplane ")
Ricordo con affetto anche un'altra bigiata al Parco Lambro con la mia amica Manuela a cantare le canzoni di Guccini e a mangiare la focaccia comprata nella panetteria vicina.



Questo non sarà più possibile d'ora in poi: sempre più scuole si stanno attrezzando col registro elettronico ed i nostri ragazzi saranno sempre più sorvegliati e controllati.

A volte penso che davvero George Orwell sia stato troppo ottimista: quando ha creato il suo Grande Fratello ha previsto delle forme di controllo individuale che poi si sono davvero avverate, ma penso che non abbia mai potuto immaginare che il controllo delle persone potesse arrivare a questi livelli.
I nostri ragazzi diventeranno come dei soldatini, sempre inquadrati e controllati; molti genitori saranno contenti, così sapranno sempre cosa fanno i loro pargoli e ciò li tranquillizzerà.
Io?...non so perchè, ma tutto questo mi lascia un pò di amaro in bocca: come insegnante dovrei essere contenta, come ex studente ( in fondo io non sono mai cresciuta dentro ) mi dispiace che questi nostri ragazzi non possano più permettersi di essere un pò bugiardi, un pò furbi, un pò stupidi, un pò trasgressivi come lo siamo stati tutti alla loro età ...


martedì 2 settembre 2014

Formidable!

Cosa mi piace di più di Stromae?
Il fatto che sia se stesso e che non imiti nessun altro.
Mi piace la sua faccia, così diversa da quelle che sono ritenute "cool": non è un personaggio costruito come Justin Bieber o Justin Timberlake, non è il "figo" di turno, non fa niente per rendersi più bello, più accettabile, più omologabile.
E poi è, senza ombra di dubbio, bravissimo.
La sua musica, pur attingendo a piene mani al mondo della musica che oggi viene ascoltata dai giovani, è originale e piacevole, i suoi testi, pur non essendo profondissimi, fanno riflettere, i suoi video sono strepitosi ed originalissimi.
E poi finalmente qualcuno che ha successo e non canta in inglese!
Lo so, lo so, insegno inglese, dovrei avere una venerazione per la lingua di Shakespeare e Dickens ed in effetti un pò ce l'ho, ma non sopporto più questo mondo che parla solo inglese!

Volete farvi un'idea del personaggio e divertirvi un pò?
Guardate questo video e capirete la sua personalità, assolutamente non convenzionale, divertente e  originalissima.



Molti di noi l'hanno visto e ascoltato per la prima volta allo scorso Festival di Sanremo, dove si è esisibito nel suo famosissimo pezzo "Formidable".
Nel video di questa canzone Stromae si trova in pieno centro a Bruxelles e  si finge ubriaco fradicio; è interessante vedere le reazioni della gente, che ovviamente lo conosce e si stupisce di questo suo stato.
La canzone parla di solitudine e tristezza; forse fingersi ubriaco serviva a sottolineare questo stato d'animo o far capire alla gente che anche un cantante famoso in fondo è come tutti gli altri, con le sue depressioni e le sue dipendenze.




Stromae, pseudonimo di Paul Van Haver, è un cantante belga originario del Ruanda da parte di padre .
La sua produzione musicale è caratterizzata da uno stile che accosta l'hip hop ed il soul alla musica elettronica.
Nella vita di Stromae c'è un grande buco nero ed è la mancanza del padre,ucciso nel 1994 durante il genocidio in Ruanda.
Ecco come ne parla:

Ho visto solo una dozzina di volte mio padre, praticamente non l’ho mai conosciuto. Ci ha lasciati quando ero piccolo ed è morto nel genocidio ruandese. Mia madre è una donna molto coraggiosa: ha cresciuto da sola cinque figli”.

Probabilmente è proprio questa esperienza personale che lo ha influenzato nel video "Papaoutai" :
Nel video viene mostrato un bambino che cerca di interagire con il padre (interpretato da Stromae) che siede su una poltrona con un'espressione che ricorda quella di un manichino, mentre gli altri bambini danzano insieme ai propri padri.
Nel finale il bambino si siede a fianco del padre assumendo la stessa rigida posizione.
Come detto sopra , può darsi che il cantante si riferisca alla propria personale esperienza, ma può anche darsi che voglia riferirsi alle difficoltà di relazione tra i padri ed i figli in generale.
Il video ha ricevuto oltre 180 milioni di visualizzazioni!



giovedì 28 agosto 2014

Sì, viaggiare!

La scorsa settimana siamo arrivati in Stazione Centrale a Milano, dopo un confortevolissimo viaggio Roma-Milano in business class.
Al sabato paghi un biglietto e ne prendi due, così abbiamo approfittato dell'offerta.
La Stazione di Milano oggi è moderna e attrezzata, pulita e piena di negozi ( un pò troppi negozi! ).
Il contrasto tra la sua struttura di origine fascista ed il suo interno modernissimo è davvero stupendo: penso che la ristrutturazione di questo edificio sia una delle cose più riuscite di Milano.
Ricordo che un nostro amico straniero, arrivato in Italia in treno, era rimasto colpito dalla bellezza di questo contrasto.



Inevitabile, per quelli della mia età, ripensare a com'era la Stazione Centrale una volta e fare dei confronti.
Per me questo luogo ha sempre avuto un significato simbolico: i miei primi viaggi con lo zaino sulle spalle o con un valigione senza rotelle li ho fatti, da sola o in compagnia, partendo da questa stazione.
All'epoca viaggiare significava proprio questo; bagagli pesanti, treni sempre in ritardo, Milano-Roma in dieci ore, una notte intera per arrivare in sud Italia o in Germania, vagoni sovraffollati e puzzolenti e lei, la Stazione Centrale,che scrivo in maiuscolo quasi per reverenza, sporca, disorganizzata e non proprio un posticino raccomandabile, vista l'alta percentuale di senzatetto, ladruncoli, tossici e varie altre razze umane.



Ricordi si affollano alla mente, uno dopo l'altro.
La parola " libertà " aveva senso quando arrivavo qui, qualunque fosse la mia meta.
Il viaggio, quello vero, con tutti i suoi momenti positivi e negativi, iniziava proprio alla "Centrale".
Un aneddoto:

- Agosto 1976:
Zaino acquistato alla fiera di Senigallia, meta Trebisacce, in Calabria.
Ci incontriamo alla Stazione Centrale: siamo tutti esaltati e non vediamo l'ora di partire.
Molti di noi hanno appena fatto la maturità e questo è il primo viaggio in compagnia degli amici.
Ci posizioniamo sul binario dove arriverà il treno per il sud, dopo avere fatto una coda infinita alla biglietteria ( altro che " booking on line " ! ).
Siamo davvero fuori di noi dalla contentezza: c'è un amico che ha portato la chitarra.
Senza problemi ci sediamo per terra e cominciamo a cantare insieme le solite canzoni di Guccini e degli Intillimani. A me piacerebbe ogni tanto anche una canzone un  pò più pop, che so Stevie Wonder o Jackson 5, ma il chitarrista ha un repertorio piuttosto limitato - al massimo si può chiedere Claudio Lolli o Ivan della Mea ( sai che sballo! ).
Ad un certo punto vediamo arrivare di corsa una marea di gente, con borse e valigie di tutti i tipi, che si precipita verso il treno in arrivo: non capiamo e continuiamo a strimpellare "La Locomotiva".
Strano, siamo rimasti soli sul binario; va beh, il treno sta arrivando.
Immaginatevi le nostre facce, quando scopriamo che la massa di persone di prima ha preso d'assalto il treno ben prima che si fermasse ( allora gli sportelli si aprivano a mano ) ed ha occupato già tutte le carrozze!
Mentre c'è un gran vociare in tutti i dialetti meridionali possibili e gente letteralmente lancia valigie e bambini attraverso i finestrini del treno, noi rimaniamo paralizzati a terra, senza sapere che fare.
Era un treno per il sud, quindi era stato preso d'assalto dagli immigrati meridionali che tornavano a casa per le vacanze.
Risultato: un viaggio di quasi 13 ore per la Calabria ammassati nel corridoio, tra zaini e sacchi e pelo, con appena lo spazio sufficiente per respirare.
Disperati? Affranti? Per niente; solo divertiti dalla nostra stupidità e morti di risate alla vista del nostro chitarrista, costretto a viaggiare con la chitarra ritta davanti agli occhi e senza la possibilità di muoversi.
Ad ogni fermata del treno venditori abusivi di panini e acqua spuntavano da tutte le parti e davanti ai finestrini del treno iniziava un parapiglia infinito.
Un bel casino, ma proprio grazie a quei venditori abusivi non siamo morti di fame e di sete!
Un viaggio infinito, un viaggio scomodissimo; un viaggio bellissimo!




Cos'altro ricordo della Stazione Centrale allora?
Una specie di chiosco centrale dove potevi comprare di tutto, dai giornali alle bibite, dai panini alle caramelle.
Tanti sbandati e tanti venditori abusivi, i cessi sempre sporchi, l'affollamento inumano davanti alle biglietterie...e poi il Museo delle Cere!
Ve lo ricordate? Mentre si aspettava il treno si poteva entrare e vedere le statue di cera di Dante o di Totò.
Mi è molto spiaciuto quando lo hanno smantellato: non era certo Madam Tussauds, ma faceva la sua figura.
Volete sapere che fine hanno fatto le statue del Museo delle Cere della Stazione Centrale? Ecco cosa ho trovato in rete:

http://www.02blog.it/post/7615/dove-sono-finite-le-statue-del-museo-delle-cere-di-stazione-centrale




A partire dagli anni settanta e senza mai smettere ho preso spesso dei treni in partenza dalla stazione Centrale, passando dai "rapidi" agli Intercity, dalle "cuccette" ai Wagon Lits, fino ad arrivare ai comodissimi treni veloci odierni.
Non so per quale ragione, ma l'idea di viaggio, quello vero, per me è sempre stata collegata al treno, più che all'aereo o all'auto.
Con l'aereo parti da un luogo e arrivi ad un altro, senza vedere nulla di quello che ci sta "in mezzo"
Con l'auto fai più o meno lo stesso, in modo più lento: non conosci altre persone al di fuori di quelle che viaggiano con te.
In treno hai la vera sensazione del viaggio, gente nuova ad ogni fermata, qualche chiacchierata con persone sconosciute, il paesaggio che scorre davanti a te e che puoi ammirare senza l'assillo della guida.
Ricordo quando andavo a trovare i miei genitori, che svernavano in Liguria.
Ogni viaggio era un incontro, uno scambio di idee, un paesaggio visto dal finestrino e lei , la Stazione Centrale, sempre lì ad accogliermi, all'andata e al ritorno, col suo odore di macchine, panini e gente sudata, una specie di seconda casa, una specie di monumento al viaggio e alla vita, che è anche lei un viaggio...







giovedì 5 giugno 2014

Il tappeto di Stelle

L'estate si avvicina e con lei i ricordi di una lontanissima infanzia.
Quando ero piccola le sere d'estate si riempivano delle grida dei bambini che giocavano sui marciapiedi  ed in mezzo ai campi.
Questo è un racconto scritto tanti anni fa ricordando quei tempi lontani.
E' vero, è un pò lungo, ma cercherò, come al solito di inframmezzarlo con musica e illustrazioni .
Buona lettura!






Dalla finestra si sentono le voci degli altri bambini che chiamano: Anna, Pierino, Giuliana, Lorenza e Donato sono già nel cortile e chiamano Pietro a gran voce.
E’ una caldissima sera di luglio e, come al solito, la banda dei bambini che abitano in via Madonnina si sta raccogliendo per un’altra stupenda serata di gioco, risate e litigi.
Pietro sta finendo di mangiare: vorrebbe affrettarsi per raggiunger i compagni il più presto possibile, ma la cotoletta che sta divorando è troppo gustosa per lasciarla nel piatto a metà.
Forza, ancora un boccone e poi via. Pietro fa per precipitarsi verso le scale ma poi si ferma ancora un momento: e il dessert?
Cercando di non farsi vedere dai genitori, che sono in sala a guardare il telegiornale, torna qualche passo indietro verso la cucina.
Ecco, un bel panino con la Nutella è quello che ci vuole, ma bisogna fare alla svelta, perché se no la mamma lo sgrida (“Sei troppo grasso, Pietro, non devi mangiare più dolci e gelati!”) ed i compagni si arrabbiano (“Dai Pietrone!”-gridano-“ti vuoi decidere o no?”).
Alla velocità della luce il bimbo è riuscito a prepararsi il panino agognato ed ora corre per le scale tenendosi con una mano alla balaustra; l’altra mano è impegnata a tenere stretto il panino prelibato che sta consumando con grande soddisfazione.
Ridono gli amici quando lo vedono: ha un grosso baffo di Nutella sopra le labbra , la bocca rigonfia di panino e briciole ovunque sulla maglietta.








Davanti alla casa di Pietro c’è un enorme campo di grano già mietuto: i contadini hanno lasciato covoni di paglia ovunque.
Alla fine di questo campo, in direzione di Palazzolo , ce ne sono ancora a perdita d’occhio.
Questi campi sono la palestra dei ragazzi , la loro casa, il loro campo di calcio, la loro libertà.
Sul lato della casa di Pietro c’è ancora quella strana scritta gigantesca che hanno fatto gli anarchici (così gli ha spiegato il papà, anche se non è riuscito bene a spiegargli chi siano questi anarchici):

VALPREDA INNOCENTE

La cosa più strana è che non si capisce bene come abbiano fatto a scrivere queste parole così in alto.
L’altro giorno Pietro ha voluto imitare gli anarchici ed ha scritto sullo stesso muro, ovviamente molto più in basso, utilizzando dell’erba fresca legata stretta.
Il risultato è stato un sonoro ceffone da parte del padre e l’impegno di cancellare tutto con acqua e sapone.
Pietro non capisce perché non cancellino anche l’altra scritta: è forse più bella della sua?
Il mondo dei grandi è a volte incomprensibile.






Si comincia a giocare, finalmente: il primo gioco è il salto ad ostacoli nel campo.
Vince chi arriva prima alla fine del campo saltando i covoni di grano.
Giuliana è la più veloce, insieme a Pierino, chiamato così perché estremamente magro, a differenza del grasso Pietrone.
I due corrono a perdifiato verso la fine del campo.
Giuliana ha già tredici anni ed è la più grande del gruppo, è molto veloce e molto orgogliosa di farlo vedere, soprattutto a Pierino, per il quale ha un certo debole.
Certo il Pierino ogni tanto fa delle cose molto schifose, tipo mettersi in bocca i lombrichi, ma ha degli occhi e dei capelli scurissimi, che attirano Giuliana.
Giuliana ha il corpo scattante, lunghi capelli scuri ed occhi azzurrissimi e corre come una gazzella.
Come previsto i due arrivano alla pari in fondo al campo: tutti gli altri , ormai sono più di una decina, li raggiungono ansanti.
Pietro si è fermato molto prima ed ora si riposa sopra un covone.
Sa di essere il più imbranato ma prende tutto con filosofia e non si arrabbia.
Adesso sta arrivando anche il Fabio.
Abita in una villetta dall’altro lato della strada e suo padre ha una importante azienda.
Indossa sempre vestiti puliti ( dicono che la mamma lo obblighi a farsi il bagno tutti i giorni ), ma alla fine della serata è sporco e sudato come tutti gli altri.






Ora c’è un momento di pausa: è l’ora del gioco dei verbi e delle belle statuine.
Tutti si siedono sui gradini davanti alla bottega dello zio Silvio e si comincia.
Roberta comincia:“ R….are” ed imita una persona che ricama.
Il verbo viene prontamente indovinato. Segue il Donato che, imitando un discobolo greco , propone “L…..are”- lanciare.
Poi intervengono Pierino e Pietrone e si comincia a farsela addosso dal ridere.
Pierino propone “C…..are” ed imita una persona sul water e Pietrone dice : “P……..are” e fa finta di aprirsi i pantaloni davanti .
Qualcuno protesta, volano sassi verso i due ma poi tutti scoppiano in risate irrefrenabili.
La Lorenza, dal gran ridere, cade dal gradino e manca poco che non se la faccia addosso.
Poi arrivano le belle statuine: ognuno sceglie una movenza o un’espressione e si immobilizza , proprio come una statua .
Le statue più cretine sono ovviamente quelle di Pierino e Pietro , che si sono immobilizzati con la lingua fuori l’uno verso l’altro.

Adesso si parte col nascondino, il gioco più amato in assoluto.
Davanti alla casa di Pietro c’è un capannone in costruzione, pieno di anfratti e posti bui: l’ideale per nascondersi.
“Amblimbero chebichebò, prendi amorettina te la voglio dare , a star sotto tocca proprio a te…”
Dopo la conta è la Tina , la più piccola di tutte, a star sotto e a contare con la faccia contro il muro, mentre tutti gli altri si nascondono.
Pietro cerca un posto originale, per non farsi trovare subito come al solito.
In mezzo al cortile c’è una ruspa con il cucchiaio alzato.
Pietro si ci pensa su un sacco per cercare di capire come ci può arrivare, finchè vede una scala.
L’appoggia di gran fretta alla ruspa (“Presto! Gli altri si sono già tutti nascosti!) e ci si arrampica, non senza difficoltà.
Appena arriva in cima fa uno scarto con il piede ed inavvertitamente fa cadere la scala : “E adesso come scenderò?”- pensa.
La situazione è certamente delle più complicate: se non lo aiutano non riuscirà a scendere , ma d’altra parte Pietro pensa anche che sarà davvero difficile per gli altri trovarlo.
Il bimbo è pieno di dubbi: se invoca aiuto tutti rideranno di loro, se se ne sta lì sopra avrà una grande possibilità: vincere per la prima volta a nascondino.
A come scendere penserà dopo.









Pietro si accomoda alla belle e meglio (“Non è nemmeno tanto scomodo”-pensa) e aspetta che la ricerca cominci.
Ad uno ad uno i compagni vengono scovati dalla piccola ma furbissima Tina, che se la ride di tutti .
Il suo riso sembra riempire l’aria e per la prima volta Pietro lo trova davvero delizioso.
Non se n’era accorto mai prima d’ora: i rumori qui sopra arrivano diversi, più chiari, più acuti.
Se la ride il Pietro, ad osservare gli amici che, ad uno ad uno , vengono scovati dalla bimbetta.
Ad un certo punto sente uno scroscio di risa: è la Tina che ha beccato il Pierino mentre pisciava in un angolo del capannone in costruzione, pensando di essere ben nascosto.
Ride anche Pietro, al pensiero delle cretinerie che l’amico Pierino combina quotidianamente.

Mentre ride il suo sguardo si volge verso il cielo, ed è un’illuminazione: le stelle, a milioni, occhieggiano sopra di lui nel cielo terso, quasi brillante di luglio.
Si sdraia e comincia a guardarle affascinato.
Sembrano pulsare come lucciole spaziali e, se le osservi bene, ti sembrano quasi cadere addosso.
Pietro apre e chiude gli occhi più volte , ed ogni volta la Via Lattea sembra apparire più lucente e vicina...un tappeto di stelle…
Pietro guarda le stelle e, senza accorgersene, scivola lentamente in un sonno profondo; non sente le voci degli amici che lo cercano e neppure quelle dei genitori disperati .
Si gode un sonno profondo, popolato da sogni di corse, risate e panini alla Nutella.





In uno di questi sogni sta correndo velocissimo in un campo : si guarda dietro a sé e vede trionfante Pierino e Giuliana che non riescono a stargli dietro .
Sorride nel sogno, ma si sveglia di soprassalto con un dolore fortissimo alla guancia.
Il padre, vedendo la scala per terra, ha pensato che potesse essersi nascosto nella ruspa e l’ha raggiunto: ora si sfoga contro di lui urlando come un matto e mollandogli un sonoro ceffone.
Pietro cerca di protestare, ma il padre non si calma e urla a più non posso.
Adesso scendono tutti e due dalla ruspa e Pietro si trova in mezzo ad un gruppo di mamme e papà che lo redarguiscono in malo modo, anche se qualcuno non riesce a trattenere il riso.
Gli amici stanno ridendo a crepapelle e Pietro dapprima si vergogna , ma poi si accorge che non lo stanno prendendo in giro: ridono dell’accaduto ma si legge nei loro visi una sorta di ammirazione.
Pierino è tutto mossette e risatine: gli fa le boccacce, lo canzona, ma poi gli fa un segno con il dito e gli dice: “Sei troppo forte, ciccione!”
Pietro gli risponde per le rime “Taci tu, stecchino , nessuno mi ha trovato!”
Il padre continua a urlargli dietro tenendolo per un braccio, ma Paolo vede solo i suoi amici ed il tappeto di stelle sopra di sé…

Racconto di Luciana Figini





lunedì 21 aprile 2014

In Viaggio con Enya

Una poesia di molti anni fa, qualche brano magico di Enya e...
il viaggio può avere inizio anche stasera...



Le nebbie di Avalon



Improvvisa

la tua voce

di cristallo puro

irrompe

attraverso i ghiacciai

e trascina con sé

le folle

dei nostri pensieri



Apri la porta

al mondo della magia

al di là di essa

paesaggi sconfinati

e distese infinite

di mare ribollente

per placare

la nostra sete

di libertà





Mi conduci per mano

su di una spiaggia

ancestrale

fitta

di minuscole

conchiglie bianche

e lambita

da un mare

di avorio e cobalto



Mi scagli

verso l’orizzonte

sopra tutte le cime

più inaccessibili

e rendi le mie mani ali

ali di condor

libero e maestoso

a planare

sopra

i lontani presepi terrestri








Poi

improvviso

il tuffo

fammi navigare

fammi risalire

oltre Tripoli

ed il Mar Giallo

fino alle ombre di Avalon

e al potere di Babilonia

al di là

della Barriera Corallina

mi hai lanciato

come una freccia

dall’arco della tua musica

ed il viaggio

è appena iniziato…

verso l’isola della Luna

a Nord e poi a Est

fino all’estremo Sud…





Il tocco delle tue dita

accarezza

i tasti del pianoforte

come le mani di una donna

che accarezzano l’amante

come il tocco felpato

dell’amore

e del desiderio

è la tua musica

che scivola

dal cuore

più in basso

dove

tutte le emozioni

si raccolgono



e subito è la quiete

cade la sera

e le ali si raccolgono

ed i passi si fanno pesanti

mentre attraversiamo il bosco

verso un luogo

dove nessuno ci può seguire

a casa…

proprio a casa…

pur essendo mille miglia lontani

La voce

di nuovo la tua voce

magia

o maleficio

che ci invita

a perdere la ragione






E di nuovo

è il frangersi delle tempeste

contro gli scogli d’Irlanda

il boato dell’oceano

attraverso le grotte

del tempo

la pioggia battente

sul tetto di una capanna

fatta di paglia



L’ho già sentito

questo suono

nelle pietre dei Celti

le ho toccate

le ho ascoltate

avevano la stessa melodia

della tua voce



Voce del tempo

e dello spazio

hai riportato in vita

il mistero di Stonehenge

e tutte le paure

e tutte le emozioni

dell’uomo

che parlava la tua lingua



Il suono della cornamusa

ci ha risvegliato

dormivamo

sulla nostra isola

il sonno più pesante

quello che tutto riduce

a fredda razionalità

quello che non fa più distinguere

la bellezza

la passione

lo sguardo di un amico

il colore del desiderio



Ci hai destato

ed ora

tutti noi

come in un sogno

ad occhi aperti

abbiamo ripreso

le nostre canoe

ed abbiamo lasciato

l’isola tranquilla

per affrontare

le nebbie del mistero…








Il mare è vasto e buio

ed abbiamo tutti paura

ci voltiamo

e quasi con sollievo

scopriamo

che la riva è già lontana

già si aprono

davanti a noi

le nebbie di Avalon

ed il cuore

quasi scoppia

di impazienza

ed eccitazione


- Luciana Figini - (1996 - ascoltando Enya )




















domenica 23 febbraio 2014

Rinascita


Acqua cielo terra
molecole di vita
che danzano nell'aria

La notte è ormai passata
un'altra era ha inizio 
l'alba nuova del giorno
appartiene agli oceani

Il regno incontrastato
della natura madre
dell'energia sovrana
comincia un nuovo ciclo

Dopo la fine ancora
la vita torna nuova
forme di vita incerte
ripopolano il suolo

Questo gioiello antico
sospeso tra le stelle
inizia un nuovo corso
si accendono i vulcani

La vita si riversa
sulle dune del deserto
sulle spiagge e sulle cime
sulle pietre ancora calde...

- Luciana Figini - 1974





La Favola infinita

Sto china su di un foglio e mi frugo
nel cuore, negli occhi, nel fondo
di un paesaggio vissuto
di un ricordo sfumato
di un sogno che mi è stato dato
che non è andato perduto

Il sogno di scrivere fiori
tramonti e leggeri tremori
il sogno di vivermi in cuore
di prendere al volo un colore

Bambina ci avevo provato
i sogni eran lievi parole
descrivere un riso, un dolore
un passero morto, un bagliore

Le mani eran forse piccoline
le idee ancora birichine
fuggiva dalla penna anche quel poco
che riuscivo a rubare al mio gioco

Ragazza mi son ritrovata
a rincorrere le ali di una fata
ma la pigrizia e lo sconforto
mi fecero scrivere col fiato corto

Anni di piombo, anni d'argento
viverne ancora cento, duecento
anni di amore e di esaltazione
idealismo il solo padrone

Ne venni fuori diversa, cambiata
piena di sogni, un pò disperata
ciò che mi usciva allora dalla mano
erano risa dal suono malsano

Col cuore ho viaggiato 
tra mille continenti
del delirio ho bevuto
i più squallidi momenti

ma mai ho rinunciato
a questi sogni strani
a questi impercettibili voli di gabbiani

a questa favola infinita
che ancora mi pulsa 
nelle dita

- Luciana Figini - 1980





 ...per non dimenticare ciò che eravamo, la musica che ascoltavamo, i sogni che inseguivamo e tutta l'ingenuità e la bellezza dei nostri ideali...da qualche parte, nascosti e un pò ammaccati, sono ancora tutti lì...

sabato 4 gennaio 2014

Illusione di Viaggio


Basta prendere un treno
in un pomeriggio
di cielo ghiacciato
per donarsi
l’illusione del viaggio

Per mezz’ora almeno
da Varedo a piazzale Cadorna
la mia anima si libera
dalle catene
che la tengono
prigioniera della terra
e comincia a volare
in un paese lontano

Oltre il finestrino inizia la steppa infinita
il magico e sconosciuto paese
del mio terzo occhio

"No grazie , non voglio chiacchierare,
voglio solo parlare con i miei sogni..." 

- Luciana Figini -
 






domenica 20 ottobre 2013

Dreams


Hold fast to dreams
For if dreams die
Life is a broken-winged bird
That cannot fly. 

Hold fast to dreams
For when dreams go
Life is a barren field
Frozen with snow. 










Tieni stretti i tuoi sogni
perchè se i sogni muoiono
la vita diventa come un uccello

dalle ali spezzate
che non riesce a volare. 

Tieni stretti i tuoi sogni
perchè quando i sogni se ne vanno
la vita diventa un terreno arido
e ghiacciato come la neve 

-  Langston Hughes -


sabato 7 settembre 2013

Contro la Guerra a modo mio







Promemoria

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno

Ci sono cose da fare di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
nè di giorno nè di notte,
nè per mare nè per terra:
per esempio, la guerra.

- Gianni Rodari -


 
Il Parco dedicato a Gianni Rodari a Omegna ( Verbania )




La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente egualmente.

- Bertolt Brecht -









La Guerra

La guerra
a cosa serve ?
Assolutamente a nulla
La guerra
a cosa serve ?
Assolutamente a nulla
La guerra è qualcosa che disprezzo
perché significa distruggere vite innocenti
perché significa lacrime negli occhi di migliaia di madri
quando i loro figli vanno a combattere e danno via la loro vita.

La Guerra
a cosa serve ?
Assolutamente a nulla
Ditelo ancora
A cosa serve ?
assolutamente a nulla

La guerra
non serve che a spezzare il cuore
è amica solo di chi la intraprende
La guerra è nemica di tutta l'umanità
il pensiero della guerra mi fa esplodere la testa

viene passato di generazione in generazione
induzione,  distruzione
chi vuole morire ?

La Guerra
a cosa serve ?
Assolutamente a nulla
Ditelo ancora
A cosa serve ?
Assolutamente a nulla

La guerra ha mandato in pezzi i sogni di tanti giovani
li ha resi invalidi, amareggiati e malvagi,
la Vita è troppo preziosa per combattere guerre
ogni giorno
la guerra non porta la vita, la porta solo via

La guerra
non serve che a spezzare il cuore
è amica solo di chi la intraprende
la guerra è nemica di tutta l'umanità
pace amore e comprensione
ci dev'essere spazio, oggi, per queste cose
dicono che si deve combattere per preservare la libertà
ma, perdio, ci dev'essere un modo migliore
migliore
della guerra

La Guerra
a cosa serve
assolutamente a nulla
Ditelo ancora
A cosa serve
assolutamente a nulla


- Edwin Starr - 



( ...più di 40 anni dopo nulla è cambiato! )