Carissime
carissimi
per il momento questo blog chiude qui.
Durante questi anni l'ho riempito di poesie, ricordi, video musicali, commenti, citazioni da libri , racconti e altro.
Il senso di questo blog era il viaggio, vero o immaginato, un viaggio immobile, appunto, un mezzo per fantasticare con la mente o per ricordare i viaggi veri, anche quelli nella musica e nella poesia, non solo i viaggi materiali.
Ero davvero entusiasta all'inizio e soprattutto mi aspettavo un dialogo con chi mi leggeva.
Poi sono cominciate le prime difficoltà come i video di Youtube che improvvisamente sparivano dalla rete e che dovevo faticosamente recuperare e rimettere al loro posto ( rivedere tutti i post almeno una volta all'anno e sostituire i video spariti è davvero un'impresa! )
Aggiungiamo a ciò il fatto che il tempo è sempre poco, che sono spesso stanca e che spesso le idee non vengono ed il quadro è quasi completo.
Dico " quasi completo" perchè il problema principale resta quello della mancanza di dialogo con chi mi legge.
Mi rendo conto che Facebook è molto più immediato e diretto, ma davvero non mi so spiegare i pochissimi e risicati commenti che ho ricevuto da quando ho aperto questo blog.
Non importa, ci ho tentato, ma per il momento finisce qui.
Può darsi mi faccia di nuovo viva in futuro, chissà.
Nel frattempo, se mi volete contattare, potete scrivere alla mia mail:
lucianafigini@hotmail.com
o lasciare un commento a questo post.
Vi auguro uno splendido 2016, come al solito alla mia maniera, cioè in musica!
Ciao Luciana
Inizio d'anno scolastico frenetico e faticosissimo: 6 classi, di cui 4 nuove e quindi un mare di nuovi nomi e cognomi da imparare e un mare di verifiche da correggere, una quinta di 32 studenti ( sì, avete letto bene, 32 ) e quindi un lavoro di programmazione ad hoc per questa mega-classe, una nuova preside molto efficientista e vogliosa di organizzare riunioni e consigli di classe tutte le settimane e...il registro elettronico...
All'inizio dell'anno scolastico avevamo ancora uno pseudo registro cartaceo in attesa di attivare quello elettronico; timori e ansia, almeno da parte mia e di altri colleghi non molto tecnologicizzati e poi via, si parte con l'esperimento.
Dopo la paura iniziale devo dire che tutti hanno imparato: il sistema è piuttosto semplice e così anche noi babyboomers, anzianetti e imbranati, siamo riusciti ad entrarci.
D'ora in poi tutto quello che succede nelle classi entra nel registro elettronico: argomenti delle lezioni, voti, assenze, ritardi, note disciplinari, recuperi, circolari ecc.
Un gran bel passo verso una nuova scuola, questo è sicuro; un gran bel risparmio di carta e di tempo per tutti, una grande possibilità per tutti i genitori di controllare il lavoro fatto in classe e...di controllare i propri figli...
E a questo punto che comincio a pormi un pò di domande...
Bello che un genitore sappia subito i voti del pargolo, bello che possa controllare se bigia o se arriva in ritardo...o no?
Mia figlia ha fatto subito un'osservazione molto "terra terra" : "Beh, ma allora non si può più bigiare?"
In effetti no, non si può più bigiare, ma non si può più neppure nascondere i voti presi a scuola.
Quando andavo al liceo a volte qualche votaccio negli scritti di matematica o di tedesco lo prendevo, ma mi guardavo bene dal dirlo.
Poi sapevo che, con l'interrogazione orale, avrei rimediato, quindi un 5 nello scritto ed un 7 nell'orale facevano 6 di media ed io comunicavo il 6 ai miei, non il 5 o il 4.
Un'altra cosa erano le bigiate: le posso contare sul palmo di una mano, erano pochissime, ma il gusto della trasgressione era comunque molto, molto dolce (vedi mio articolo del 14 dicembre 2012: " Una bella Bigiata e i Jefferson Airplane ")
Ricordo con affetto anche un'altra bigiata al Parco Lambro con la mia amica Manuela a cantare le canzoni di Guccini e a mangiare la focaccia comprata nella panetteria vicina.
Questo non sarà più possibile d'ora in poi: sempre più scuole si stanno attrezzando col registro elettronico ed i nostri ragazzi saranno sempre più sorvegliati e controllati.
A volte penso che davvero George Orwell sia stato troppo ottimista: quando ha creato il suo Grande Fratello ha previsto delle forme di controllo individuale che poi si sono davvero avverate, ma penso che non abbia mai potuto immaginare che il controllo delle persone potesse arrivare a questi livelli.
I nostri ragazzi diventeranno come dei soldatini, sempre inquadrati e controllati; molti genitori saranno contenti, così sapranno sempre cosa fanno i loro pargoli e ciò li tranquillizzerà.
Io?...non so perchè, ma tutto questo mi lascia un pò di amaro in bocca: come insegnante dovrei essere contenta, come ex studente ( in fondo io non sono mai cresciuta dentro ) mi dispiace che questi nostri ragazzi non possano più permettersi di essere un pò bugiardi, un pò furbi, un pò stupidi, un pò trasgressivi come lo siamo stati tutti alla loro età ...
Cosa mi piace di più di Stromae?
Il fatto che sia se stesso e che non imiti nessun altro.
Mi piace la sua faccia, così diversa da quelle che sono ritenute "cool": non è un personaggio costruito come Justin Bieber o Justin Timberlake, non è il "figo" di turno, non fa niente per rendersi più bello, più accettabile, più omologabile.
E poi è, senza ombra di dubbio, bravissimo.
La sua musica, pur attingendo a piene mani al mondo della musica che oggi viene ascoltata dai giovani, è originale e piacevole, i suoi testi, pur non essendo profondissimi, fanno riflettere, i suoi video sono strepitosi ed originalissimi.
E poi finalmente qualcuno che ha successo e non canta in inglese!
Lo so, lo so, insegno inglese, dovrei avere una venerazione per la lingua di Shakespeare e Dickens ed in effetti un pò ce l'ho, ma non sopporto più questo mondo che parla solo inglese!
Volete farvi un'idea del personaggio e divertirvi un pò?
Guardate questo video e capirete la sua personalità, assolutamente non convenzionale, divertente e originalissima.
Molti di noi l'hanno visto e ascoltato per la prima volta allo scorso Festival di Sanremo, dove si è esisibito nel suo famosissimo pezzo "Formidable".
Nel video di questa canzone Stromae si trova in pieno centro a Bruxelles e si finge ubriaco fradicio; è interessante vedere le reazioni della gente, che ovviamente lo conosce e si stupisce di questo suo stato.
La canzone parla di solitudine e tristezza; forse fingersi ubriaco serviva a sottolineare questo stato d'animo o far capire alla gente che anche un cantante famoso in fondo è come tutti gli altri, con le sue depressioni e le sue dipendenze.
Stromae, pseudonimo di Paul Van Haver, è un cantante belga originario del Ruanda da parte di padre .
La sua produzione musicale è caratterizzata da uno stile che accosta l'hip hop ed il soul alla musica elettronica.
Nella vita di Stromae c'è un grande buco nero ed è la mancanza del padre,ucciso nel 1994 durante il genocidio in Ruanda.
Ecco come ne parla:
“Ho visto solo una dozzina di volte mio padre, praticamente non
l’ho mai conosciuto. Ci ha lasciati quando ero piccolo ed è morto nel
genocidio ruandese. Mia madre è una donna molto coraggiosa: ha cresciuto
da sola cinque figli”.
Probabilmente è proprio questa esperienza personale che lo ha influenzato nel video "Papaoutai" :
Nel video viene mostrato un bambino che cerca di interagire con il padre
(interpretato da Stromae) che siede su una poltrona con un'espressione
che ricorda quella di un manichino, mentre gli altri bambini danzano
insieme ai propri padri.
Nel finale il bambino si siede a fianco del
padre assumendo la stessa rigida posizione.
Come detto sopra , può darsi che il cantante si riferisca alla propria personale esperienza, ma può anche darsi che voglia riferirsi alle difficoltà di relazione tra i padri ed i figli in generale.
Il video ha ricevuto oltre
180 milioni di visualizzazioni!
La scorsa settimana siamo arrivati in Stazione Centrale a Milano, dopo un confortevolissimo viaggio Roma-Milano in business class.
Al sabato paghi un biglietto e ne prendi due, così abbiamo approfittato dell'offerta.
La Stazione di Milano oggi è moderna e attrezzata, pulita e piena di negozi ( un pò troppi negozi! ).
Il contrasto tra la sua struttura di origine fascista ed il suo interno modernissimo è davvero stupendo: penso che la ristrutturazione di questo edificio sia una delle cose più riuscite di Milano.
Ricordo che un nostro amico straniero, arrivato in Italia in treno, era rimasto colpito dalla bellezza di questo contrasto.
Inevitabile, per quelli della mia età, ripensare a com'era la Stazione Centrale una volta e fare dei confronti.
Per me questo luogo ha sempre avuto un significato simbolico: i miei primi viaggi con lo zaino sulle spalle o con un valigione senzarotelle li ho fatti, da sola o in compagnia, partendo da questa stazione.
All'epoca viaggiare significava proprio questo; bagagli pesanti, treni sempre in ritardo, Milano-Roma in dieci ore, una notte intera per arrivare in sud Italia o in Germania, vagoni sovraffollati e puzzolenti e lei, la Stazione Centrale,che scrivo in maiuscolo quasi per reverenza, sporca, disorganizzata e non proprio un posticino raccomandabile, vista l'alta percentuale di senzatetto, ladruncoli, tossici e varie altre razze umane.
Ricordi si affollano alla mente, uno dopo l'altro.
La parola " libertà " aveva senso quando arrivavo qui, qualunque fosse la mia meta.
Il viaggio, quello vero, con tutti i suoi momenti positivi e negativi, iniziava proprio alla "Centrale".
Un aneddoto:
- Agosto 1976:
Zaino acquistato alla fiera di Senigallia, meta Trebisacce, in Calabria.
Ci incontriamo alla Stazione Centrale: siamo tutti esaltati e non vediamo l'ora di partire.
Molti di noi hanno appena fatto la maturità e questo è il primo viaggio in compagnia degli amici.
Ci posizioniamo sul binario dove arriverà il treno per il sud, dopo avere fatto una coda infinita alla biglietteria ( altro che " booking on line " ! ).
Siamo davvero fuori di noi dalla contentezza: c'è un amico che ha portato la chitarra.
Senza problemi ci sediamo per terra e cominciamo a cantare insieme le solite canzoni di Guccini e degli Intillimani. A me piacerebbe ogni tanto anche una canzone un pò più pop, che so Stevie Wonder o Jackson 5, ma il chitarrista ha un repertorio piuttosto limitato - al massimo si può chiedere Claudio Lolli o Ivan della Mea ( sai che sballo! ).
Ad un certo punto vediamo arrivare di corsa una marea di gente, con borse e valigie di tutti i tipi, che si precipita verso il treno in arrivo: non capiamo e continuiamo a strimpellare "La Locomotiva".
Strano, siamo rimasti soli sul binario; va beh, il treno sta arrivando.
Immaginatevi le nostre facce, quando scopriamo che la massa di persone di prima ha preso d'assalto il treno ben prima che si fermasse ( allora gli sportelli si aprivano a mano ) ed ha occupato già tutte le carrozze!
Mentre c'è un gran vociare in tutti i dialetti meridionali possibili e gente letteralmente lancia valigie e bambini attraverso i finestrini del treno, noi rimaniamo paralizzati a terra, senza sapere che fare.
Era un treno per il sud, quindi era stato preso d'assalto dagli immigrati meridionali che tornavano a casa per le vacanze.
Risultato: un viaggio di quasi 13 ore per la Calabria ammassati nel corridoio, tra zaini e sacchi e pelo, con appena lo spazio sufficiente per respirare.
Disperati? Affranti? Per niente; solo divertiti dalla nostra stupidità e morti di risate alla vista del nostro chitarrista, costretto a viaggiare con la chitarra ritta davanti agli occhi e senza la possibilità di muoversi.
Ad ogni fermata del treno venditori abusivi di panini e acqua spuntavano da tutte le parti e davanti ai finestrini del treno iniziava un parapiglia infinito.
Un bel casino, ma proprio grazie a quei venditori abusivi non siamo morti di fame e di sete!
Un viaggio infinito, un viaggio scomodissimo; un viaggio bellissimo!
Cos'altro ricordo della Stazione Centrale allora?
Una specie di chiosco centrale dove potevi comprare di tutto, dai giornali alle bibite, dai panini alle caramelle.
Tanti sbandati e tanti venditori abusivi, i cessi sempre sporchi, l'affollamento inumano davanti alle biglietterie...e poi il Museo delle Cere!
Ve lo ricordate? Mentre si aspettava il treno si poteva entrare e vedere le statue di cera di Dante o di Totò.
Mi è molto spiaciuto quando lo hanno smantellato: non era certo Madam Tussauds, ma faceva la sua figura.
Volete sapere che fine hanno fatto le statue del Museo delle Cere della Stazione Centrale? Ecco cosa ho trovato in rete:
A partire dagli anni settanta e senza mai smettere ho preso spesso dei treni in partenza dalla stazione Centrale, passando dai "rapidi" agli Intercity, dalle "cuccette" ai Wagon Lits, fino ad arrivare ai comodissimi treni veloci odierni.
Non so per quale ragione, ma l'idea di viaggio, quello vero, per me è sempre stata collegata al treno, più che all'aereo o all'auto.
Con l'aereo parti da un luogo e arrivi ad un altro, senza vedere nulla di quello che ci sta "in mezzo"
Con l'auto fai più o meno lo stesso, in modo più lento: non conosci altre persone al di fuori di quelle che viaggiano con te.
In treno hai la vera sensazione del viaggio, gente nuova ad ogni fermata, qualche chiacchierata con persone sconosciute, il paesaggio che scorre davanti a te e che puoi ammirare senza l'assillo della guida.
Ricordo quando andavo a trovare i miei genitori, che svernavano in Liguria.
Ogni viaggio era un incontro, uno scambio di idee, un paesaggio visto dal finestrino e lei , la Stazione Centrale, sempre lì ad accogliermi, all'andata e al ritorno, col suo odore di macchine, panini e gente sudata, una specie di seconda casa, una specie di monumento al viaggio e alla vita, che è anche lei un viaggio...
L'estate si avvicina e con lei i ricordi di una lontanissima infanzia.
Quando ero piccola le sere d'estate si riempivano delle grida dei bambini che giocavano sui marciapiedi ed in mezzo ai campi.
Questo è un racconto scritto tanti anni fa ricordando quei tempi lontani.
E' vero, è un pò lungo, ma cercherò, come al solito di inframmezzarlo con musica e illustrazioni .
Buona lettura!
Dalla finestra si sentono le voci degli
altri bambini che chiamano: Anna, Pierino, Giuliana, Lorenza e
Donato sono già nel cortile e chiamano Pietro a gran voce.
E’ una caldissima sera di luglio e,
come al solito, la banda dei bambini che abitano in via Madonnina si
sta raccogliendo per un’altra stupenda serata di gioco, risate e
litigi.
Pietro sta finendo di mangiare:
vorrebbe affrettarsi per raggiunger i compagni il più presto
possibile, ma la cotoletta che sta divorando è troppo gustosa per
lasciarla nel piatto a metà.
Forza, ancora un boccone e poi via.
Pietro fa per precipitarsi verso le scale ma poi si ferma ancora un
momento: e il dessert?
Cercando di non farsi vedere dai
genitori, che sono in sala a guardare il telegiornale, torna qualche
passo indietro verso la cucina.
Ecco, un bel panino con la Nutella è
quello che ci vuole, ma bisogna fare alla svelta, perché se no la
mamma lo sgrida (“Sei troppo grasso, Pietro, non devi mangiare più
dolci e gelati!”) ed i compagni si arrabbiano (“Dai
Pietrone!”-gridano-“ti vuoi decidere o no?”).
Alla velocità della luce il bimbo è
riuscito a prepararsi il panino agognato ed ora corre per le scale
tenendosi con una mano alla balaustra; l’altra mano è impegnata
a tenere stretto il panino prelibato che sta consumando con grande
soddisfazione.
Ridono gli amici quando lo vedono: ha
un grosso baffo di Nutella sopra le labbra , la bocca rigonfia di
panino e briciole ovunque sulla maglietta.
Davanti alla casa di Pietro c’è un
enorme campo di grano già mietuto: i contadini hanno lasciato covoni
di paglia ovunque.
Alla fine di questo campo, in direzione
di Palazzolo , ce ne sono ancora a perdita d’occhio.
Questi campi sono la palestra dei
ragazzi , la loro casa, il loro campo di calcio, la loro libertà.
Sul lato della casa di Pietro c’è
ancora quella strana scritta gigantesca che hanno fatto gli anarchici
(così gli ha spiegato il papà, anche se non è riuscito bene a
spiegargli chi siano questi anarchici):
VALPREDA INNOCENTE
La cosa più strana è che non si
capisce bene come abbiano fatto a scrivere queste parole così in
alto.
L’altro giorno Pietro ha voluto
imitare gli anarchici ed ha scritto sullo stesso muro, ovviamente
molto più in basso, utilizzando dell’erba fresca legata stretta.
Il risultato è stato un sonoro ceffone
da parte del padre e l’impegno di cancellare tutto con acqua e
sapone.
Pietro non capisce perché non
cancellino anche l’altra scritta: è forse più bella della sua?
Il mondo dei grandi è a volte
incomprensibile.
Si comincia a giocare, finalmente: il
primo gioco è il salto ad ostacoli nel campo.
Vince chi arriva prima alla fine del
campo saltando i covoni di grano.
Giuliana è la più veloce, insieme a
Pierino, chiamato così perché estremamente magro, a differenza del
grasso Pietrone.
I due corrono a perdifiato verso la
fine del campo.
Giuliana ha già tredici anni ed è la
più grande del gruppo, è molto veloce e molto orgogliosa di farlo
vedere, soprattutto a Pierino, per il quale ha un certo debole.
Certo il Pierino ogni tanto fa delle
cose molto schifose, tipo mettersi in bocca i lombrichi, ma ha degli
occhi e dei capelli scurissimi, che attirano Giuliana.
Giuliana ha il corpo scattante, lunghi
capelli scuri ed occhi azzurrissimi e corre come una gazzella.
Come previsto i due arrivano alla pari
in fondo al campo: tutti gli altri , ormai sono più di una decina,
li raggiungono ansanti.
Pietro si è fermato molto prima ed ora
si riposa sopra un covone.
Sa di essere il più imbranato ma
prende tutto con filosofia e non si arrabbia.
Adesso sta arrivando anche il Fabio.
Abita in una villetta dall’altro lato
della strada e suo padre ha una importante azienda.
Indossa sempre vestiti puliti ( dicono
che la mamma lo obblighi a farsi il bagno tutti i giorni ), ma alla
fine della serata è sporco e sudato come tutti gli altri.
Ora c’è un momento di pausa: è
l’ora del gioco dei verbi e delle belle statuine.
Tutti si siedono sui gradini davanti
alla bottega dello zio Silvio e si comincia.
Roberta comincia:“ R….are” ed
imita una persona che ricama.
Il verbo viene prontamente indovinato.
Segue il Donato che, imitando un discobolo greco , propone
“L…..are”- lanciare.
Poi intervengono Pierino e Pietrone e
si comincia a farsela addosso dal ridere.
Pierino propone “C…..are” ed
imita una persona sul water e Pietrone dice : “P……..are” e
fa finta di aprirsi i pantaloni davanti .
Qualcuno protesta, volano sassi verso i
due ma poi tutti scoppiano in risate irrefrenabili.
La Lorenza, dal gran ridere, cade dal
gradino e manca poco che non se la faccia addosso.
Poi arrivano le belle statuine: ognuno
sceglie una movenza o un’espressione e si immobilizza , proprio
come una statua .
Le statue più cretine sono ovviamente
quelle di Pierino e Pietro , che si sono immobilizzati con la lingua
fuori l’uno verso l’altro.
Adesso si parte col nascondino, il
gioco più amato in assoluto.
Davanti alla casa di Pietro c’è un
capannone in costruzione, pieno di anfratti e posti bui: l’ideale
per nascondersi.
“Amblimbero chebichebò, prendi
amorettina te la voglio dare , a star sotto tocca proprio a te…”
Dopo la conta è la Tina , la più
piccola di tutte, a star sotto e a contare con la faccia contro il
muro, mentre tutti gli altri si nascondono.
Pietro cerca un posto originale, per
non farsi trovare subito come al solito.
In mezzo al cortile c’è una ruspa
con il cucchiaio alzato.
Pietro si ci pensa su un sacco per
cercare di capire come ci può arrivare, finchè vede una scala.
L’appoggia di gran fretta alla ruspa
(“Presto! Gli altri si sono già tutti nascosti!) e ci si
arrampica, non senza difficoltà.
Appena arriva in cima fa uno scarto con
il piede ed inavvertitamente fa cadere la scala : “E adesso come
scenderò?”- pensa.
La situazione è certamente delle più
complicate: se non lo aiutano non riuscirà a scendere , ma d’altra
parte Pietro pensa anche che sarà davvero difficile per gli altri
trovarlo.
Il bimbo è pieno di dubbi: se invoca
aiuto tutti rideranno di loro, se se ne sta lì sopra avrà una
grande possibilità: vincere per la prima volta a nascondino.
A come scendere penserà dopo.
Pietro si accomoda alla belle e meglio
(“Non è nemmeno tanto scomodo”-pensa) e aspetta che la ricerca
cominci.
Ad uno ad uno i compagni vengono
scovati dalla piccola ma furbissima Tina, che se la ride di tutti .
Il suo riso sembra riempire l’aria e
per la prima volta Pietro lo trova davvero delizioso.
Non se n’era accorto mai prima d’ora:
i rumori qui sopra arrivano diversi, più chiari, più acuti.
Se la ride il Pietro, ad osservare gli
amici che, ad uno ad uno , vengono scovati dalla bimbetta.
Ad un certo punto sente uno scroscio di
risa: è la Tina che ha beccato il Pierino mentre pisciava in un
angolo del capannone in costruzione, pensando di essere ben nascosto.
Ride anche Pietro, al pensiero delle
cretinerie che l’amico Pierino combina quotidianamente.
Mentre ride il suo sguardo si volge
verso il cielo, ed è un’illuminazione: le stelle, a milioni,
occhieggiano sopra di lui nel cielo terso, quasi brillante di
luglio.
Si sdraia e comincia a guardarle
affascinato.
Sembrano pulsare come lucciole spaziali
e, se le osservi bene, ti sembrano quasi cadere addosso.
Pietro apre e chiude gli occhi più
volte , ed ogni volta la Via Lattea sembra apparire più lucente e
vicina...un tappeto di stelle…
Pietro guarda le stelle e, senza accorgersene, scivola lentamente in un sonno profondo;
non sente le voci degli amici che lo cercano e neppure quelle dei
genitori disperati .
Si gode un sonno profondo, popolato da
sogni di corse, risate e panini alla Nutella.
In uno di questi sogni sta correndo
velocissimo in un campo : si guarda dietro a sé e vede trionfante
Pierino e Giuliana che non riescono a stargli dietro .
Sorride nel sogno, ma si sveglia di
soprassalto con un dolore fortissimo alla guancia.
Il padre, vedendo la scala per terra,
ha pensato che potesse essersi nascosto nella ruspa e l’ha
raggiunto: ora si sfoga contro di lui urlando come un matto e
mollandogli un sonoro ceffone.
Pietro cerca di protestare, ma il
padre non si calma e urla a più non posso.
Adesso scendono tutti e due dalla ruspa
e Pietro si trova in mezzo ad un gruppo di mamme e papà che lo
redarguiscono in malo modo, anche se qualcuno non riesce a trattenere
il riso.
Gli amici stanno ridendo a crepapelle e
Pietro dapprima si vergogna , ma poi si accorge che non lo stanno
prendendo in giro: ridono dell’accaduto ma si legge nei loro visi
una sorta di ammirazione.
Pierino è tutto mossette e risatine:
gli fa le boccacce, lo canzona, ma poi gli fa un segno con il dito
e gli dice: “Sei troppo forte, ciccione!”
Pietro gli risponde per le rime “Taci
tu, stecchino , nessuno mi ha trovato!”
Il padre continua a urlargli dietro
tenendolo per un braccio, ma Paolo vede solo i suoi amici ed il
tappeto di stelle sopra di sé…
Acqua cielo terra molecole di vita che danzano nell'aria
La notte è ormai passata un'altra era ha inizio l'alba nuova del giorno appartiene agli oceani
Il regno incontrastato della natura madre dell'energia sovrana comincia un nuovo ciclo
Dopo la fine ancora la vita torna nuova forme di vita incerte ripopolano il suolo
Questo gioiello antico sospeso tra le stelle inizia un nuovo corso si accendono i vulcani
La vita si riversa sulle dune del deserto sulle spiagge e sulle cime sulle pietre ancora calde...
- Luciana Figini - 1974
La Favola infinita
Sto china su di un foglio e mi frugo nel cuore, negli occhi, nel fondo di un paesaggio vissuto di un ricordo sfumato di un sogno che mi è stato dato che non è andato perduto
Il sogno di scrivere fiori tramonti e leggeri tremori il sogno di vivermi in cuore di prendere al volo un colore
Bambina ci avevo provato i sogni eran lievi parole descrivere un riso, un dolore un passero morto, un bagliore
Le mani eran forse piccoline le idee ancora birichine fuggiva dalla penna anche quel poco che riuscivo a rubare al mio gioco
Ragazza mi son ritrovata a rincorrere le ali di una fata ma la pigrizia e lo sconforto mi fecero scrivere col fiato corto
Anni di piombo, anni d'argento viverne ancora cento, duecento anni di amore e di esaltazione idealismo il solo padrone
Ne venni fuori diversa, cambiata piena di sogni, un pò disperata ciò che mi usciva allora dalla mano erano risa dal suono malsano
Col cuore ho viaggiato tra mille continenti del delirio ho bevuto i più squallidi momenti
ma mai ho rinunciato a questi sogni strani a questi impercettibili voli di gabbiani
a questa favola infinita che ancora mi pulsa nelle dita
- Luciana Figini - 1980
...per non dimenticare ciò che eravamo, la musica che ascoltavamo, i sogni che inseguivamo e tutta l'ingenuità e la bellezza dei nostri ideali...da qualche parte, nascosti e un pò ammaccati, sono ancora tutti lì...
Ci sono cose da fare ogni giorno: lavarsi, studiare, giocare, preparare la tavola, a mezzogiorno Ci sono cose da fare di notte: chiudere gli occhi, dormire, avere sogni da sognare, orecchie per non sentire. Ci sono cose da non fare mai, nè di giorno nè di notte, nè per mare nè per terra: per esempio, la guerra. - Gianni Rodari -
Il Parco dedicato a Gianni Rodari a Omegna ( Verbania )
La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente egualmente.
- Bertolt Brecht -
La Guerra
La guerra
a cosa serve ?
Assolutamente a nulla
La guerra
a cosa serve ?
Assolutamente a nulla
La guerra è qualcosa che disprezzo
perché significa distruggere vite innocenti
perché significa lacrime negli occhi di migliaia di madri
quando i loro figli vanno a combattere e danno via la loro vita.
La Guerra
a cosa serve ?
Assolutamente a nulla
Ditelo ancora
A cosa serve ?
assolutamente a nulla
La guerra
non serve che a spezzare il cuore
è amica solo di chi la intraprende
La guerra è nemica di tutta l'umanità
il pensiero della guerra mi fa esplodere la testa viene passato di generazione in generazione
induzione, distruzione
chi vuole morire ?
La Guerra
a cosa serve ?
Assolutamente a nulla
Ditelo ancora
A cosa serve ?
Assolutamente a nulla
La guerra ha mandato in pezzi i sogni di tanti giovani
li ha resi invalidi, amareggiati e malvagi,
la Vita è troppo preziosa per combattere guerre
ogni giorno
la guerra non porta la vita, la porta solo via
La guerra
non serve che a spezzare il cuore
è amica solo di chi la intraprende
la guerra è nemica di tutta l'umanità
pace amore e comprensione
ci dev'essere spazio, oggi, per queste cose
dicono che si deve combattere per preservare la libertà
ma, perdio, ci dev'essere un modo migliore
migliore
della guerra
La Guerra
a cosa serve
assolutamente a nulla
Ditelo ancora
A cosa serve
assolutamente a nulla
- Edwin Starr - ( ...più di 40 anni dopo nulla è cambiato! )