Se dico Rolling Stones viene subito in mente Mick Jagger, se penso ai Doors subito vedo il viso di Jim Morrison.
E' indubbio che molti complessi non sarebbero mai esistiti senza i loro frontmen: cosa sarebbero stati i Guns and Roses senza Axel, i Led Zeppelin senza Robert Plant , i Depeche Mode senza David Gahan?
E le frontwomen?
Se ne parla poco, eppure sono state l'anima dei gruppi musicali ai quali appartenevano.
Ma, essendo donne, si tende a dimenticarsene...oh che novità!
Allora facciamo una piccolissima carrellata:
Primo Posto: Grace Slick
Anima e simbolo dei Jefferson Airplane, voce potente e armoniosa, nonchè uno dei simboli di Woodstock e del movimento hippie; senza di lei i Jefferson non sarebbero stati i Jefferson!
Era una donna affascinante dalla voce potente e con una presenza scenica unica: una delle poche, all'epoca, che potessero eguagliare il carisma di Janis Joplin.
Secondo Posto: Stevie Nicks
Sia da solista che con i Fleetwood Mac è una delle artiste americane che hanno venduto più dischi al mondo.
La sua voce particolare e incisiva ha contribuito a rendere i Fleetwood una delle band rock più conosciute al mondo; la sua bellezza e la sua grinta hanno fatto il resto.
Terzo Posto: Annie Lennox
Fondatrice e componente del gruppo degli Eurythmics si è sempre distinta per la voce, molto potente in alcuni brani ed estremamente raffinata in altri.
Carismatica, energica , un pò androgina ma molto spesso sensuale e femminile, è una delle voci migliori degli anni 80.
Era una mattina tiepida di aprile del 1976 e, come ogni giorno, ero sul mio trenino delle Ferrovie Nord diretta a scuola.
Pensavo e ripensavo a tante cose: entro pochi mesi la mia carriera da liceale sarebbe terminata con gli esami di maturità... e non avevo mai bigiato una sola volta in cinque anni!
Che ci crediate o no sono sempre stata una studentessa modello e le uniche volte in cui non sono andata a scuola sono state per motivi di salute o per qualche assemblea o manifestazione.
L'idea di bigiare non mi era mai passata per la mente, ma quella mattina mi sentivo, come dire, "strana", come quando si vuole rimanere da soli e non si ha nessuna voglia di parlare, di partecipare, di condividere.
Arrivata a Milano mi ero fermata a fare colazione nel bar che una volta era all'interno della stazione Nord, avevo comprato un giornale (allora era sempre " Il Manifesto " o, quando usciva, " Il Quotidiano dei Lavoratori" ) e mi ero rifugiata nella sala d'aspetto.
Sì, all'epoca esistevano addirittura 2 sale d'aspetto alla Stazione Nord, ed erano entrambe riscaldate.
A volte ti poteva capitare di condividere il posto a sedere con un senzatetto che si voleva addormentare al caldo, ma non era un gran problema allora.
Forse eravamo più semplici d'animo o forse eravamo più adattabili, fatto sta che in quelle sale d'aspetto c'era posto proprio per tutti.
Oggi, siccome siamo più moderni, le sale d'aspetto alla Stazione Nord sono state abolite e così chi aspetta il treno può solo morire di freddo in inverno e crepare di caldo in estate...e al diavolo i senzatetto!
Dove ero arrivata? Ah, sì , la sala d'aspetto.
Beh, dopo un pò che ero lì si erano fatte le nove, quindi...avevo ufficialmente bigiato la scuola!
Dove potevo andare? Pensa che ti ripensa decido di prendere l'autobus fino alla Biblioteca Sormani.
Che fantasia, direte voi, saltare la scuola per andare in biblioteca!
Dovete sapere che all'epoca alla Biblioteca Sormani c'era una sala chiamata "Fonoteca", un locale dove c'erano diversi giradischi messi su dei tavolini.
Davanti ad ogni tavolino c'erano una sedia ed un paio di cuffie.
Così come si potevano prendere dei libri in prestito era possibile ascoltare dei dischi,ma questi, a differenza dei libri, non si potevano portare a casa ( chi mai li avrebbe riportati in bibilioteca ? ).
Fu durante quella mattinata che scoprii i Jefferson Airplane.
Ne avevo sentito parlare da amici, ma non li conoscevo.
Sapevo soltanto che erano un gruppo americano e che la cantante era una donna dalla voce formidabile: la grandissima Grace Slick.
Grace Slick
Mentre ascoltavo le loro canzoni mi misi a leggere alcuni passi di un libretto sulla musica pop/rock degli anni 70 che mi ero comprata alle Messaggerie Musicali.
I Jefferson Airplane erano una formazione americana nata negli anni 60.
Avevano rappresentato la quintessenza dell'acid-blues americano e in seguito erano diventati uno degli emblemi della musica rock e del movimento hippie.
Il gruppo era conosciuto soprattutto per il cambiamento continuo di indirizzo musicale e per la voce incredibile di Grace.
Uno dei primi pezzi che ascoltai fu "Have you seen the Saucers?" (" Hai visto i Dischi volanti"?) , una canzone di protesta contro le politiche governative americane e contro la distruzione del pianeta.
"...have a care for the needs of your planet
catch the dawn that once was there
first-born atomic generation
open the door, don't you know what it's for
come and join us on the other side of the sun..."
I Jefferson Airplane
Più ascoltavo e più leggevo, più leggevo e più volevo ascoltare.
Le tematiche che i Jefferson trattavano erano le tematiche di cui si parlava spesso tra di noi: erano il rifiuto della guerra, la speranza nel cambiamento, il tentativo di vivere in modo diverso.
Grace era stata fondamentale per il successo dei Jefferson Airplane: possedeva una voce da contralto, potente, flessibile e si trovava perfettamente a suo agio con la musica psichedelica del gruppo.
Inoltre era affascinante e la sua dinamicità sul palco incrementò fortemente l'impatto delle performance live del gruppo.
Eccola durante il festival di Woodstock mentre canta uno dei pezzi più famosi dei Jefferson: "Somebody to Love"
Ero felice quella mattina: il gusto di avere bigiato, il senso di protezione che mi dava stare in quella biblioteca , la scoperta di un gruppo musicale formidabile: era davvero una bellissima sensazione.
Il pezzo dei Jefferson che più mi emozionò fu "Volunteers of America": parlava delle lotte studentesche, della ribellione contro la guerra in Vietnam, parlava della volontà e della voglia di cambiare la società e di renderla più giusta e pacifica...insomma parlava di noi e delle nostre idee!
Ho ripensato tante volte a questa canzone e a tutti gli ideali di allora.
Il mondo putroppo non è cambiato: le guerre ci sono ancora, l'ingiustizia c'è ancora e forse queste cose non spariranno mai.
Ma allora a questi cambiamenti ci credevamo davvero...
Quando si parla di musica degli anni settanta l'unica donna che immediatamente viene in mente è Janis Joplin.
Molti , probabilmente, la ricordano più per la sua prematura morte che per l'incredibile bravura.
Sesso, droga e rock and roll, club dei 27 e così via .
Eppure , anche da morta, Janis fatica molto a trovare il proprio spazio, stretta com'è tra Jim Morrison, Jimi Hendrix e Brian Jones.
Gli anni sessanta - settanta non sono stati un periodo facile per le musiciste.
Nel jazz e nel soul avevano un loro ruolo ; anche nella musica da discoteca erano presenti e molto considerate.
Nomi come Aretha Franklin, Ella Fitzgerald, Tina Turner ma anche Donna Summer o Gloria Gaynor, ognuna col proprio stile e talento diverso, erano nomi conosciutissimi .
Il mondo del rock e del pop invece era un territorio per soli uomini.
Dobbiamo essere grate a Janis Joplin ,a Grace Slick e alle altre se , piano piano , quel mondo si è aperto anche alle donne.
Dunque , Janis, che dire?
Una voce come ce ne sono state poche: calda, quasi accogliente in alcune canzoni, affilata come la lama di un coltello in altre, a volte dolcissima e a volte quasi stridente, con degli acuti mozzafiato ed una potenza rara.
E poi lei, con la sua grande personalità, con il suo carisma e forse col suo dolore mascherato dalle sue acconciature bizzarre e dalla sua energia apparentemente inesauribile.
Un'altra grande rocker del tempo fu Grace Slick : da sola o con i Jefferson Airplane , si distingueva per la voce dal tono caldo, deciso e sensuale.
Si distingueva anche per la grande bellezza ed il grande impatto sul palco.
I Jefferson Airplane furono uno dei complessi più famosi dell'epoca e , come Janis Joplin e molti altri , parteciparono al concerto di Woodstock, come si può veder dal filmato qui sotto.
Molti dei testi delle canzoni dei Jefferson Airplane trattavano di temi sociali o parlavano contro la guerra in Vietnam . Anche per questa ragione erano uno dei gruppi più seguiti all'epoca.
Un posto a parte lo aveva Joni Mitchell , con la sua voce da usignolo e le atmosfere dolci e rarefatte delle sue canzoni.
Joni bisognava ascoltarla con calma e lasciarsi trasportare dalla dolcezza della sua musica e della sua voce .
Il suo album capolavoro di allora si chiamava "Blue" e , tanto per cambiare, la prima volta lo ascoltai, praticamente per intero, su "Per Voi Giovani".
Anche negli anni ottanta Joni ha cantato delle canzoni davvero belle : il suo album "Dog eat Dog" ( che ho ancora) era davvero notevole e la canzone dedicata a John Lennon, "Impossible Dreamer" davvero commovente.
Ma lo spirito vero di Joni rimane , a mio parere, nei pezzi tratti da "Blue", come quello che segue.
Patti Smith è , secondo me, l'equivalente femminile di Keith Richard o di Iggy Pop: tosta, anticonformista, inossidabile, sempre e comunque se stessa e, ovviamente , con un talento enorme .
Il pezzo che segue mi ricorda una sera d'estate di tantissimi anni fa in Puglia : una specie di balera sgangherata in riva al mare ,con una specie di dj che proponeva di tutto , da Riccardo Cocciante ai Bee Gees .
A un certo punto ha attaccato questo pezzo di Patti Smith e mi è venuto subito istintivo alzarmi e ballarlo .
E' l'effetto che fanno alcune sue canzoni : ti entrano dentro e non puoi stare fermo ad ascoltarle ; almeno il piede o la testa sei costretto a muoverli.
" Last but not least " , come dicono gli inglesi, un omaggio assolutamente dovuto a Joan Baez.
Su di lei ci sarebbero da scrivere pagine intere, ma qui ovviamente mi limiterò a due parole e ad un video.
Io e Sandro tanti anni fa abbiamo avuto la magica esperienza di vederla dal vivo a Milano, in piazza del Duomo.
E' stato uno dei più bei concerti della mia vita .
Di Joan va ricordato l'impegno civile, il coraggio delle sue idee e la bellezza dei suoi testi, ma non scordiamoci che è stata anche una delle più belle voci di quegli anni.
E questo pezzo lo dimostra: buon viaggio nella sua musica!