Tra il mio indice e il pollice sta la penna, salda come una rivoltella.
Sotto la finestra, un rumore graffiante all’affondare della vanga nel terreno ghiaioso: è mio padre che scava. Guardo da basso, Finché la sua schiena china tra le aiuole, si risolleva venti anni indietro, piegandosi a ritmo attraverso i solchi di patate che interrava.
Il rozzo scarpone accoccolato sulla staffa, il manico contro l’interno del ginocchio sollevato con fermezza, sradicava le alte cime, infossando a fondo l’orlo lucente per spargere le patate nuove che noi raccoglievamo amandone la fresca durezza tra le mani. Sapeva bene come usare una vanga, per Dio. Proprio come il suo vecchio.
Mio nonno tagliava più torba in una giornata di chiunque altro uomo alla torbiera di Toner. Una volta gli portai del latte in una bottiglia turata alla men peggio con un pezzo di carta. Si raddrizzò per berne e subito riprese a tagliare e intaccare nettamente, spalando pesanti zolle, gettandosele alle spalle, andando sempre più a fondo in cerca di buona torba. Scavando.
Il freddo aroma d' amido nel terriccio, il risucchio e lo schiaffo della torba umida, i tagli netti della lama nelle radici vive, mi risvegliano la memoria. Ma non ho una vanga per imitare uomini come loro. Tra il mio indice e pollice sta salda la penna. Scaverò con quella.
Alla fine degli annni 70 iniziavo a frequentare la facoltà di Lingue e Letterature Straniere allo IULM di Milano.
Stavo preparando un esame di Tedesco quando mi imbattei nel libro di Alfred Doeblin Berlin Alexanderplatz.
Era davvero un libro massiccio e, insieme ad altri libri altrettanto massicci, come La Montagna incantata di Thomas Mann o Il Tamburo di Latta di Guenther Grass, faceva parte di un esame molto corposo di Letteratura Tedesca.
Rassegnata mi misi a leggerlo; a poco a poco mi prese e lo finii in un battibaleno. Berlin Alexanderplatz è un romanzo del 1929 ambientato nella Berlino operaia della Repubblica di Weimar.
Alexanderplatz era una piazza ed un centro commerciale tra i più importanti nella Berlino dei primi anni del XX secolo e fino alla Seconda Guerra Mondiale.
L'Alexanderplatz agli inizi del secolo XX
Dopo la divisione della Germania Alexanderplatz era rimasta nel settore est della città ed aveva subito grandi trasformazioni.
Forse perchè il libro mi colpì molto, forse perchè cercavo di immaginare questa piazza prima della guerra con tutte le centinaia di persone che vi passavano ed i tram sferraglianti, fatto sta che questo nome , Alexanderplatz appunto, mi rimase in testa.
Quando a Berlino riuscii finalmente ad andarci la piazza non era raggiungibile, perchè non avevamo il visto per visitare Berlino Est.
Il nome cominciava ad essere evocativo, mi suonava in testa come il simbolo di quello che non avevo potuto vedere, mi chiedevo se mai avrei potuto visitare quella piazza, che apparteneva ad un settore "proibito" della città, poichè era oltre il Muro.
( Mi ripropongo di parlare dei miei due viaggi a Berlino in altro post )
Costruzione del Muro di Berlino
Agli inizi degli anni 80, con altri 4 amici, rileviamo un bar a Barlassina e decidiamo di trasformarlo in una birreria.
Sarebbe stata una delle prime birrerie della zona.
Assieme ai tanti problemi connessi all'apertura di un locale si pose anche il problema di dargli un nome.
Le proposte erano tante e a volte bizzarre.
A me venne istintivo pensare all'Alexanderplatz, questa piazza misteriosa al di là del Muro di Berlino che forse nella mia mente simboleggiava un'idea di libertà ( e quando se non a 20 anni la libertà è un valore importantissimo? )
Non ricordo se il nome venne subito accettato o se vi furono delle discussioni, fatto sta che, all'apertura del locale, nella primavera del 1982, il nome Alexanderplatz campeggiava all'ingresso, sbalzato in ferro da un artigiano della zona.
I caratteri, gotici, li avevo copiati, più o meno bene, da un libro acquistato in Germania e scritto, appunto, in caratteri gotici.
La scritta è ancora lì, all'ingresso della ormai mitica birreria ( l'anno scorso ha compiuto 30 anni!).
Noi non ci siamo più, i gestori sono cambiati da tanto tempo, ma i ricordi di questo locale sono tanti e ci rimarranno sempre nel cuore.
Uno, in particolare, è sempre presente nella nostra memoria; la sera in cui abbiamo fatto vedere il film " The Wall" dei Pink Floyd.
Avevamo acquistato un televisore con videoregistratore per trasmettere i video musicali dell'epoca
( vedi post del 2 Giugno 2012 ).
Quando uscì "The Wall" fu subito un successo incredibile e così, dopo alcuni mesi, ci mettemmo alla ricerca della videocassetta per proiettare il film in birreria.
Non fu un'impresa facile, ve lo assicuro, ma alla fine la trovammo ed organizzammo la serata: c'era così tanta gente che non si riusciva più ad entrare nel locale!
Fu un'emozione fortissima; il film era bellissimo e la gente era entusiasta.
Fu una serata che non scorderò mai.
Scorcio di Berlino oggi con l'Alexanderplatz e la sua famosa Torre della Televisione sullo sfondo
A Berlino ci siamo tornati nel 2008: il Muro non c'è più ( che sensazione stranissima! ) ma in compenso l'Alexanderplatz adesso è visitabile come ogni altro luogo della città.
Parte est ed ovest della città, edifici vecchi e nuovi, architetture in stile prussiano e avveniristiche costruzioni moderne si fondono in un insieme di incredibile bellezza, in una città che ancora oggi rimane il simbolo della ricerca della libertà.
Se dico Rolling Stones viene subito in mente Mick Jagger, se penso ai Doors subito vedo il viso di Jim Morrison.
E' indubbio che molti complessi non sarebbero mai esistiti senza i loro frontmen: cosa sarebbero stati i Guns and Roses senza Axel, i Led Zeppelin senza Robert Plant , i Depeche Mode senza David Gahan?
E le frontwomen?
Se ne parla poco, eppure sono state l'anima dei gruppi musicali ai quali appartenevano.
Ma, essendo donne, si tende a dimenticarsene...oh che novità!
Allora facciamo una piccolissima carrellata:
Primo Posto: Grace Slick
Anima e simbolo dei Jefferson Airplane, voce potente e armoniosa, nonchè uno dei simboli di Woodstock e del movimento hippie; senza di lei i Jefferson non sarebbero stati i Jefferson!
Era una donna affascinante dalla voce potente e con una presenza scenica unica: una delle poche, all'epoca, che potessero eguagliare il carisma di Janis Joplin.
Secondo Posto: Stevie Nicks
Sia da solista che con i Fleetwood Mac è una delle artiste americane che hanno venduto più dischi al mondo.
La sua voce particolare e incisiva ha contribuito a rendere i Fleetwood una delle band rock più conosciute al mondo; la sua bellezza e la sua grinta hanno fatto il resto.
Terzo Posto: Annie Lennox
Fondatrice e componente del gruppo degli Eurythmics si è sempre distinta per la voce, molto potente in alcuni brani ed estremamente raffinata in altri.
Carismatica, energica , un pò androgina ma molto spesso sensuale e femminile, è una delle voci migliori degli anni 80.
Mi piace dare questo augurio a tutti utilizzando il video di un giovanissimo cantante inglese, John Newman, che è diventato famosissimo quest'estate con il suo singolo Love me Again.
John, a soli 22 anni, è già diventato una promessa della musica inglese.
All'età di quattordici anni comincia a suonare la chitarra e a scrivere
le sue canzoni, impara subito a registrarsi e a produrre i suoi brani
da solo. A 20 anni si trasferisce a Londra, dove crea un gruppo, si esibisce dal vivo e firma un contratto con la Island Records.
Nel frattempo collabora con il gruppo dei Rudimental.
Il brano è accattivante e pieno di ritmo e John ha grinta da vendere ed una voce davvero interessante.
Inoltre si impone per il suo stile davvero originale: si rifà un pò ai vecchi miti del rock and roll ma con una interpretazione del tutto personale.
Il video è un pò retrò ma affascinante e secondo me ripropone la storia di Romeo e Giulietta.
I due ragazzi appartengono probabilmente a due famiglie o due gruppi di persone rivali, quindi è quasi impossibile per loro avere una storia d'amore insieme.
Il finale del video è tragico, anche troppo secondo me, ma del resto la storia di Romeo e Giulietta ha una fine tragica.
Enjoy!
Se avessi le ali solleverei la folla dei miei pensieri e li farei cavalcare al di sopra delle nuvole
Potrei volare e liberare i suoni e le parole
Camminerei velata nell'apparenza bianca dei cirri ingannevoli
Aprirei la testa alla pioggia purificatrice laverei la mente la asciugherei al sole
Inevitabile
Morire dentro vivendo
Un sogno realizzabile? Mettersi a testa in giù e farsi trascinare dalle onde del tempo nella inconsistenza nella perdita tangibile della razionalità
Astolfo attende e lascia un posto sul carro per la mia mente inferma
Portami sulla luna ma, ti prego non atterrare
Del mio senno non so che farne
- Luciana Figini - ( scritta nel 1986 )
Astolfo sulla Luna ( Parafrasi ) da “ L'Orlando furioso “ - Canto
XXXIV, ottave 82-83-84
82 – (…) Poi giunse dove stava ciò che a noi sembra sempre
di avere, tanto che mai per esso si son fatti voti a Dio; parlo del
senno: ve n’era lì una montagna, da sola molto più grande di
tutte le altre cose fin qui descritte.
83 – Era come un liquido leggero e fluido, destinato a
evaporare, se non tenuto ben chiuso; e si poteva vedere raccolto in
varie ampolle, quale più quale meno capiente, destinate a quello
scopo. La più grande di tutte era quella in cui era stato versato il
grande senno del folle signore di Anglante (Orlando); e fu
riconosciuta in mezzo alle altre, perché c’era scritto
all’esterno: “Senno d’Orlando”.
84 – E allo stesso modo tutte le altre riportavano scritto il
nome di coloro ai quali il senno, era appartenuto. Il valoroso duca
(Astolfo) vide l’ampolla che conteneva gran parte del suo; ma lo
fecero meravigliare molto di più le ampolle di molti che credeva non
ne fossero quasi per niente privi, mentre lì era evidente che in
realtà ne avevano poco, perché ce n’era una grande quantità in
quel luogo.
Una notizia secondaria, un trafiletto nella cronaca milanese, un incidente mortale come tanti.
Leggo la storia di questo sconosciuto, Walter Albisetti, che è morto mercoledì 31 Luglio per un tragico, quanto incredibile incidente: mentre stava tagliando una siepe si ferisce gravemente e muore dissanguato.
Non sto a dire altro sull'incidente, uno dei tanti che riempiono i giornali di questo agosto torrido.
Scopro però che lo sconosciuto tanto sconosciuto non è : Walter Albisetti era stato tra i fondatori di Radio Montevecchia e del Bloom di Mezzago, storico locale di musica live dove sono passati anche i Nirvana.
Il poster del Concerto dei Nirvana al Bloom
Il Bloom è stato aperto nel 1987 a Mezzago, in Brianza.
E' un locale tuttora attivo con i suoi concerti dal vivo, ma anche con le sue proiezioni cinematografiche d'essai.
All'interno del Bloom si tengono anche concorsi musicali, corsi, mostre d'arte e di fotografia.
Si è sempre distinto per lo spazio riservato alle nuove proposte e alle sperimentazioni ed è stato uno dei punti di riferimento italiano per la musica rock alternativa, soprattutto negli anni Novanta.
Radio Montevecchia nacque alla fine degli anni Settanta e divenne da subito una delle più importanti radio "libere" dell'epoca in Lombardia.
Dava molto spazio all'informazione ed alla musica d'avanguardia, anche se lasciava comunque molto spazio anche alla musica commerciale (...uno dei motivi per cui la preferivo a Radio Popolare...)
Ricordo tanti dibattiti , ma anche tanta, tanta buona musica.
Leggo che Walter Albisetti era un famoso ortopedico, che aveva tenuto per anni un corso di laurea in Tecniche ortopediche e che era spesso impegnato in missioni umanitarie, ultimamente in Congo ed in Kosovo.
Era una persona generosa, insomma, uno che si spendeva per gli altri e con una grande passione per la musica.
Al Bloom non ci sono mai stata, ma Radio Montevecchia l'ho ascoltata per anni e vi assicuro che allora ascoltare le "radio libere" non era solo avere un passatempo, ma significava sentirsi parte di qualcosa, essere dentro una comunità che condivideva passioni, idee e amore per la musica.
Allora non c'erano i social networks e le radio erano essenziali per condividere, comunicare, proporre, discutere ed ascoltare nuovi gruppi e cantanti.
E se ciò è stato possibile lo dobbiamo anche ai piccoli grandi uomini come Walter Albisetti, al loro entusiasmo e alla loro capacità visionaria.